De Coubertin – il cattolico devoto ai numi dell’Olimpo

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“O sport, piacere degli Dei/ essenza di vita apparso all’improvviso/ dove si affanna il travaglio/ Ingrato della moderna esistenza/ radioso messaggio delle età sepolte/ dell’era in cui l’umanità sorrideva!” Quale ateo, quale neo-pagano nostalgico degli Dei dell’Olimpo ha scritto questi versi premiati con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 – che secondo la tradizione greca comprendevano anche concorsi di letteratura, pittura e architettura?

Ufficialmente tali Gorg Hochrod e Martin Eschbach, in realtà, come si seppe più tardi, l’autore è proprio lui, l’uomo che dopo 1503 anni (393 d.C – 1896) ha fatto risorgere dalle ceneri del tempo il recinto sacro di Olimpia: Pierre Fredy De Coubertin. Ma come, caro barone: ma non siamo stati noi cristiani, non sei stato tu, cattolicissimo figlio di un pittore di immagini sacre e di una nobildonna da Chiesa, a cancellare la somma festa pagana, somma al punto da determinare il calendario quadriennale dell’Antichità?

Non sono stati S. Ambrogio e S. Agostino (ma la Chiesa non ne parla, le nostre scuole nemmeno) a imporre all’Imperatore Teodosio la cancellazione dei Giochi Olimpici dopo 1169 anni? (776 a. C. 393 d. C.?.)

Basta con quei “balabiott”! Certo, ma hanno sbagliato tutto.

De Coubertin, candido come la colomba, astuto come la serpe, ha la straordinaria forza, la folle audacia di andare contro la Chiesa e la filosofia del tempo che riteneva il corpo nemico dello spirito. Ha visitato tutte le scuole americane e inglesi in cui l’educazione fisica è riproposta, alla ricerca di una sintesi, di un salvifico equilibrio fra corpo e anima.

 All’inizio con una “arrière pensée” nazionalista, figlia del suo tempo, figlia dell’umiliante sconfitta subita dai francesi a Sedan: secondo De Coubertin perché i prussiani avevano introdotto l’educazione fisica nelle scuole, come gli inglesi che dominavano il mondo con il loro impero coloniale.

 “Napoleone è stato sconfitto nei campi di gioco della scuola di Eton” esclama il barone francese.

Ma la molla che dà corpo al progetto che covava da tempo, scatta quando il tedesco Ernst Curtius, fra le rovine di Olimpia riporta alla luce la Dea della vittoria Nike (che molti scambiano per una marca di ciabattine),  Hermes con il fanciullino Diòniso, il volto di Apollo: come fu possibile che tanta nobiltà, tanta grazia, tanta bellezza sia stata distrutta dal “Kultukampf” fra cristianesimo e paganesimo greco, definita blasfema?

De Coubertin non ha dubbi, attacca la vecchia scuola, la sua, la nostra, che definisce “depositaria di una filosofia tarlata; gli antichi sapevano che l’esercizio fisico dà una sana ebbrezza al sangue chiamata gioia di vivere. Corpo e anima non sono entità separate: dobbiamo ricomporle, non senza fatica”.

Quel corpo negato dai penitenti ritirati nel deserto, come S. Girolamo che si nutriva di “insetti e viveva in compagnie  degli scorpioni e delle fiere” – e ugualmente talvolta era tormentato da Eros: inorridito confessa che “spesso si sentiva trasportato in mezzo a fanciulle danzanti”. 

Muovere il corpo, far correre il sangue, significa stimolare l’appetito, il cibo stimola la lussuria: “vicinia sunt venter et genitalia”  aggiunge S. Girolamo, smentito dal cattolicissimo de Coubertin che nelle sue “Memorie Olimpiche” arriva al punto da consigliare l’esercizio fisico per migliorare la sfera “affettiva” della coppia.

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