Ed egli avea del cul fatto trombetta

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Il professor Lauro Degiorgi*, ci invia un sollazzo estivo, un divertimento da ombrellone. Detti e proverbi dialettali, riferiti a quella parte del corpo dove solitamente non batte il sole e che, per l’asprezza del linguaggio, sono stati trasmessi solo oralmente. Insomma, un compendio dialettale di una cultura ricca e che trova il suo sfogo soprattutto nei dialetti e in espressioni coloritissime e spesso quasi intraducibili, ma di sicuro vigore e potenza evocativa. Divertitevi ricordando che, la saggezza dei nostri vecchi, andava spesso di pari passo con un buon senso dell’umorismo. 

1)   Filosofia spicciola.

Comè ur cüü u si streng senza bindéll

anca ur ciel u sta sü senza puntéll.

(Come il buco del c… si stringe senza bindello (nastrino)

anche il cielo sta su senza puntello)

Era usato per interrompere le litanie infinite dei «Perché» dei fanciulli.

2)   Frecciata all’indirizzo dei medici per certi errori.

Come diis ra maga

cüraa ur böcc du cüü par na piaga.

(Come dice la maga

curare il buco del e… come fosse una piaga)

3)   Animali domestici.

I galin i maia ör e i chega piomb.

(Le galline mangiano oro e defecano piombo). 

Il granoturco serviva per fare la polenta e comprarlo per le galline rincresceva.

Non bisogna dimenticare che in certe epoche del passato il menu della povera gente era un

Giorno” polenta e latte” e il giorno dopo per cambiare ” latte e polenta”.

4)   Matrimonio 

A spusass us pensa da tocaa ur ciel cui diit

Invece us toca ur cüü cui diit.

(Quando ci si sposa si pensa di toccare il cielo con le dita

invece si tocca qualcosa di più prosaico… )

Alla Cooperativa luogo d’incontro delle casalinghe: battute delle anziane per

canzonare le giovani spose, specie se venivano da un altro villaggio.

Golugalt che naa a ion tüt ur santo dì a marmuraa e pö fa tanc störi par un pot cüü. (Ci vuoi altro che andare in giro (a ion) tutto il santo giorno a mormorare e poi fare tante storie per concedersi un momento al marito) Commento sarcastico alla sposa che non voleva concedere le proprie grazie.

5)   Incitamento sportivo.

Sota a cüü biot.

(Avanti senza paura)

Risuonava durante le partite del mitico campionato malcantonese, ai bordi dei campi

non propriamente livellati e in qualche caso con qualche frondosa pianta di castagno

che bisognava scansare perché invadeva il terreno da gioco…

6)   Avere fortuna.

Püsée cüü che creanza. 

(Avere più fortuna che educazione)

Altra espressione:

Se quel lì u met föra ur cüü d’ra fenestra

 i avicc i ga fa denta ur mer

 (Se quello mette fuori il c.. dalla finestra le api gli fanno dentro il miele)

7)   Scambio di villanie. Scherzoso:

Va a da via ur cüü

Va a da via ur to che l’è püssée vungiùt

(Va a dar via il c…,

va a dar via il tuo che è più unto)

Pesante:

Basum ur cüü

(Baciami il c…)

L’espressione era spesso accompagnata dal gesto di sollevare con una mano la gonna

e con l’altra di battersi ritmicamente una chiappa)

8)   Minaccia.

«Nin faa giüdizi se no

a ti scaldi ra ca di pit»

(Ragazzino fai il bravo se non vuoi

che ti prenda a sculacciate)

Spesso bastava solo l’espressione per calmare i ragazzini turbolenti

9)   Politica.

Trapulin che ciapa i rat

ciapa sota i uregiatt

ciapai sota a dü a dü

strepech giü la pel du cüü

Variante: «gai», «liberai», conclusione idem come sopra.

(Trappola per i topi (galli),

cattura i conservatori (liberali)

prendili a due a due

e strappa loro la pelle delle chiappe)

Per le lotte politiche Malcantonesi di tanti anni fa vedasi il capolavoro di don Cech

Alberti: II voltamarsina.

10) Complimento.

Che bel bufet u par che u parla 

(Che bel sederino sembra che parli)

11) Donna formosa.

Trii cüü. 

(Sederona)

12) Ignoranza.

L’è mia bon da fa ur O cur cüü du bücer. 

(È così ignorante che non è capace di fare l’O con il fondo del bicchiere).

L’è gnanca bon da faa un cavicc da metes in du cüü. 

(Non è capace di fare un piolo da mettersi nel c… – Non è capace di far niente)

A quel lí l’è püsèe facil  meteghel in dal cüü che in dal co.

(Duro di comprendonio.)

13) Cosa di poco conto.

Pet da fiöö 

(Scorreggina)

U trona in val culera.

(Fare peti.)

14) Giudizio estetico scherzoso.

Fascia da cüü da can da cascia.

 (Faccia di c… di cane da caccia)

15) Filastrocca infantile.

Brüta scimmia dar cüü però

 bianc e ross e ricamò. 

(Brutta scimmia dal c… pelato, bianco e rosso e ricamato).

16) La conta.

Vincenz, Lorenz chi che stacc a faa mörii sta pora gent:

cadena batacc: ur cüü, l’è stacc.

(Vincenzo, Lorenzo chi è stato a far morire questa povera gente:

catena batacchio: il c….. è stato)

17) Consiglio dietetico.

Nin mangia mia trop nuus se no ut vegn ur lümin ar cüü

(Ragazzino non mangiare troppi noci se no ti viene il lumicino al c…….)

Troppe noci fanno male perché pesanti (si faceva l’olio…).

Più conosciuto «Pan e nuus mangia da spuus, nuus e pan mangiaa da can»)

18) Politici in campagna elettorale e simili.

Se tücc i parol fudessen facc

 anca cur cüü us fares ur formagg.

(Se tutte le parole fossero fatti

anche con il c… si farebbe il formaggio)

(Informatore:G. M. Staffieri, Muzzano).

19) Per zittire uno scocciatore incallito.

Daghen un tai: bofet in du cüü cun na paia storta. 

(Piantala: soffiati nel c… con una paglia ritorta.)

Bofa pian bofa fort, bofùm in du cüü quand che sum mort.

 (Soffia piano, soffia forte, soffiami nel c… quando sono morto)

20) Avere cattiva coscienza.

Avegh ur cüü brüt.

21) Mancata eredità.

U ga lasò ur böcc du cüü par un canderee .

(Gli ha lasciato il buco del c… come candelabro)

22) Tempo di carestia.

Ur cüü u fa sü i ragnàtel. 

(Il c… si riempie di ragnatele)

23) Amici per la pelle.

L’è tüt cüü e camisa.

24) Un golosone.

U ga pusée long i öcc che ur böcc.

(Mangia di più con gli occhi che con la pancia)

25)Tempi grami.

Na via par mond par distacaa ür bumbunig dar firon d’ra schena.

(La gente era costretta ad emigrare per staccare l’ombelico dalla spina dorsale…)

( Fonte Don Cech Alberti Bedigliora).

26) La sfortuna.

Quando te sée dislipò,u ta piöf  sur cüü anca quand te sée setò.

27)Senilità:

 “ Quand ul cü al diventa bàss

tücc in gesa a inginögiass

quand la pell la va a dundon

dumà sant e orazion”

28) Un gioco che si praticava da ragazzi, ad Arogno. Il ragazzo tirato a sorte doveva mettere la testa in grembo a un compagno seduto su una panchina, sicché aveva il deretano per aria. Gli altri ragazzi si mettevano dietro di lui e uno di essi assestava una manata sul didietro del malcapitato, che doveva individuare il colpevole. In caso contrario, sotto di nuovo. Il gioco si chiamava Cüü dal cumün.

30) Letterario: Dante «DIVINA COMMEDIA», Inferno Canto XXI, verso 139:

«…Ed egli avea del cul fatto trombetta.»

Lugano,14 gennaio 2021

*Lauro Degiorgi 

Nato nel Malcantone, a Croglio, 19-9-1941, figlio di Piero, maestro di Miglieglia (Mijòia) e di Rita Amadò di Bedigliora (Bubiua), vedovo.

Laureato in pedagogia e matematica, ha alle spalle quarant’anni di insegnamento di cui trenta di direzione scolastica.

Attualmente lo stato di direttore emerito gli permette di occuparsi a tempo pieno dei suoi interessi: la storia, le tradizioni locali e la musica folclorica. Cultore della montagna preferisce ammirarla passeggiando lungo le rive del Ceresio.

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