Esther, l’ombra della musica nei lager

Pubblicità

Di

Con i suoi intensissimi 96 anni se ne è andata Esther Bejarano, una delle ultime sopravvissute dell’orchestra delle donne di Auschwitz: aveva 18 anni quando venne internata nel lager dove riuscì a salvarsi la vita vibrando la fisarmonica nel gruppetto delle suonatrici del campo, costrette a scandire un quotidiano “gioioso” intrattenimento studiato per accompagnare , con lievi marcette e gioconde musiche , il macabro rito dei lavori forzati e delle camere a gas.

Un’altra delle tenaci testimoni degli orrori nazisti ha salutato il mondo da un letto dell’ospedale israelitico di Amburgo, forse concordando un empatico appuntamento nell’Altrove con Armando Gasiani, partigiano italiano deportato a Mauthausen, morto nelle stesse ore che scoccavano per quella donna, forte e diritta come una sequoia, eppure chiamata Briciolina per via del suo scarso quanto titanico metro e cinquanta di altezza.

Esther, testimone di cose da raccontare proprio perché ipoteticamente inenarrabili, nella sua autobiografia “La ragazza con la fisarmonica” ha inteso testimoniare, con la rigorosa tensione che deriva da un incisivo imperativo etico morale, le vicende atroci e le nefandezze orribili e spaventose consumatesi nella caligine maledetta di un campo di concentramento dove le note musicali calavano sui corpi trasformati e rarefatti di chi andava e tornava dal lavoro forzato.

L’orchestrina delle donne di Auschwitz, aggrappate ai loro strumenti nell’egemonia della sovrastante minaccia e nella sovranità di una fatale condanna perpetuamente differita, suonava anche per quell’enorme fiume di umanità predestinata che scendeva dagli osceni treni nello scricchiolante fine corsa sul binario morto.

Il lacerato ricordo di Esther evoca il pianto di uno strumento dal mantice avvilito e dalla malinconica tastiera posta di lato: 

“Scendevano dal treno pensando che nulla di grave sarebbe accaduto in un luogo che li accoglieva con la musica. Li dividevano subito: gli uni entravano nelle camere a gas, gli altri raggiungevano le baracche. Noi sapevamo, ma dovevamo continuare a suonare. Quella gente che ci salutava ignara resta ancora oggi l’angoscia più grande provata nel lager”.

Parole che sradicano l’emozione trascinandola in una sorta di centrifuga dove il dogma del depistaggio suggerirebbe la ritirata nell’oblio e l’immersione  nel totale azzeramento della rimembranza.

Esther Bejarano, ostinata e magnifica testimone di un periodo storico estremo e sovrano nella perversione più bieca, ha continuato a fare concerti nella sua attiva e reattiva esistenza, ben oltre i 90 anni d’età.

Si è pure convertita al genere rap, e con un certo piacere,  pur di raggiungere la coscienza dei giovani per donare loro la preziosità delle asserzioni del passato e la responsabilità della evocazione che devono tassativamente escludere, per il futuro, la dimenticanza.

Il direttore del Centro Anna Frank ha inteso riassumere su twitter le specificità della Bejarano : “Ha dedicato la sua vita alla musica e alla lotta contro il razzismo e l’antisemitismo”.

Deportata nel 1943 nell’inferno conclamato di un campo di sterminio, Esther è sopravvissuta grazie al medicamento di armonie interpretato con un groppo alla gola, a sonate scandite con una lama nel cuore e a forzate melodie dedicate a uomini destinati a tramutarsi da cenci in frammentatissimi corpuscoli filtrati da un camino.

La grande Bejarano che ha sofferto al di là della sofferenza, ha ritrovato ora una presumibile tregua nell’arcana dimensione dell’ Enigma finale. 

Sull’avambraccio sinistro, dove un tempo le marchiarono rovente un insulto numerico, si era fatta cancellare da un arabo, durante un suo viaggio in Israele, quel 41948 che le aveva procurate aspre cattiverie.

“Una volta su un autobus due uomini mi presero per una prostituta. Lo vedi? Ha il numero di telefono tatuato sul braccio”.

Ecco perché ancora troppi esseri si cibano di reiterata stupidità, di storpiata imbecillità, di becera bestialità e di crudele ottusità: occorre vigilare, con irremovibile rigore, affinché le interminabili fatiche de “La ragazza con la fisarmonica ”  non finiscano per trasformare un confidente coraggio in un illogico esercizio superficiale.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!