Ex macello, chi ci prende per il sedere?

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Prosegue la graziosa querelle sulla demolizione del macello. A due mesi dai fatti, ai cittadini non è ancora dato di sapere chi cavolo ha ordinato la demolizione.

Una serie di articoli a ridosso del fattaccio, rilevavano una totale confusione e un affastellarsi di dichiarazioni contraddittorie tra polizia e Municipio di Lugano. Che si fosse d’accordo o no con la demolizione, bisognava comunque ammettere che questo macello nel Macello, gettava numerose ombre sul dilettantesco operare sia delle forze dell’ordine sia dell’esecutivo Luganese. (guarda il video)

Tra le dichiarazioni incrociate, una cosa sembrava quasi certa, ora più ora meno, il Municipio garantiva che l’ordine di demolizione era una questione last minute, avvenuta in reazione all’occupazione dello stabile ex Vanoni. Oggi, veniamo a sapere che già tre mesi prima, a marzo, c’erano stati degli scambi di mail. Scrive laRegione Ticino:

“Non un periodo qualunque: si era in piena campagna elettorale e alla Stazione Ffs si era appena tenuta una manifestazione non autorizzata sfociata in tafferugli con la polizia. Si era quindi all’apice della tensione, tanto che il Municipio avviò la procedura legale di sgombero ai molinari. Le mail in questione sarebbero girate all’interno della Polizia comunale e poi fra quest’ultima e la Cantonale. Sempre secondo la Rsi, sarebbe stato affrontato anche l’aspetto della licenza edilizia: necessaria per effettuare simili interventi e in questo caso non richiesta, se non in sanatoria.”

Noi, in un altro articolo di giugno, ripercorrevamo l’assurdo iter di quanto successo, constatando un’approssimazione incredibile e una serie di cose poco chiare che avevano portato all’epilogo della demolizione:

1)Demolizione di parte dell’ex Macello. La prima versione è che lo si sia fatto a causa della manifestazione “degradata” nell’atto illegale di occupare l’ex Stabile Vanoni. Il Municipio dichiara che lo ha fatto su consiglio della polizia. 

2) Ricordiamo che il Municipio di Lugano, o chi per esso, ha proceduto alla demolizione senza preventivamente fare le perizie amianto, una prassi consolidata nell’edilizia e ancorata a una legge federale. Anche perché negli stabili precedenti agli anni ’90, la presenza di amianto è altamente probabile, con percentuali vicine all’80%. L’amianto è cancerogeno. Proprio per questo si fanno le perizie, e i materiali contenenti asbesto (spesso le fughe delle piastrelle, tubature o rivestimenti), vanno smaltiti con costi non indifferenti.

3) Come dicevamo, il Municipio dice di aver deciso all’ultimo momento, dopo la manifestazione, su suggestione della polizia. Poi si viene a sapere dai sindacati che le ditte di demolizione erano già state preavvisate nel tardo pomeriggio dal vice comandante della polizia comunale di Lugano.

4) La polizia nega di aver avvisato preventivamente le ditte.

5) Salta fuori una mail che conferma la versione dei sindacati.

6) Lunedì il sindaco Borradori annuncia che si prende tutta la responsabilità degli atti.

7) Una perizia del Municipio stabilisce che non ci sono sostanze tossiche nelle macerie dell’ex Macello.

8) Si decide di dire che la demolizione è in realtà avvenuta per tutelare le vite dei molinari stessi, visto che lo stabile era pericolante.

9) Una seconda perizia ordinata dal ministero pubblico contraddice il Municipio: nelle macerie ci sarebbero amianto e anche idrocarburi policiclici aromatici, altamente tossici. Fortunatamente non in quantità sufficienti, sembrerebbe, a nuocere alla popolazione.

10) Ultima versione: il Municipio aveva caldeggiato “solo” la demolizione del tetto (dove presumibilmente non c’era amianto) e non quella delle mura. Dunque la demolizione completa dello stabile non è mai stata sottoposta al Municipio e di conseguenza è colpa della polizia.

Una telenovela ridicola, alla quale ora si aggiunge anche quest’ultimo tassello delle email che prevedevano la demolizione tre mesi prima. Chi prende per il sedere chi? Ma soprattutto, alla fine, chi cavolo ha ordinato la demolizione? Probabilmente lo sapremo tra cinquant’anni, quando i servizi segreti desecreteranno gli atti. Per il resto il Ticino è pratico di insabbiature più dei bagnini delle spiagge romagnole.

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