Finalmente l’Europa punisce Orbán

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Era la svolta che molti, indignati, si aspettavano. L’Europa, che si fonda soprattutto su accordi economici, non può ignorare le derive autoritarie o discriminatorie dei suoi membri.

Sarò di parte, ma Orbán è un vero farabutto. Quelli che da noi o in Italia lo difendono, lo fanno sapendo che Viktor Orbán, padre padrone di Ungheria, è molto più vicino alla figura di un voivoda medioevale che di un moderno capo di Stato.

Un capo di Stato che sfruttando l’emergenza Covid aveva fatto votare al parlamento, peraltro in mano sua, un decreto che gli dava pieni poteri (leggi qui sotto).

E non parlatemi di democrazia. Chi discrimina minoranze, imbavaglia la stampa e asservisce la magistratura non è un leader democratico, lo sappiamo tutti, e il fatto che gli Ungheresi l’abbiano votato non rende più legittime le prevaricazioni del loro leader.

Ora, la misura è evidentemente colma. L’Europa di Ursula Von der Leyen ha detto basta: all’entrata in vigore della nuova legge omofoba. Scrivevamo a fine giugno: “L’abbiamo visto recentemente nell’Ungheria di Orbán, dove una legge omofoba ha vietato la diffusione di “contenuti omosessuali” ai minori (il che di fatto vieta di parlarne durante le ore di educazione sessuale).”

In poche parole, l’educazione sessuale ungherese dribbla le relazioni omosessuali, portando avanti come al solito il cliché della famiglia sacra uomo-donna. La legge che limita l’accesso dei giovani alle informazioni Lgbtq+ , è stata definita una vergogna dalla presidente della commissione europea Von der Leyen:

“I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa” .

Questo fa si che si creino così già dalla tenera età, sacche di discriminazione, inculcando nei bambini l’idea che relazioni al di fuori di quelle etero sono sbagliate (leggi qui sotto).

Ora Orbán, e immagino la soddisfazione di molti come me, è chiamato alla cassa. 7,2 miliardi della UE, destinate al recovery fund per il covid, sono stati bloccati. La ministra della Giustizia ungherese, Judit Varga ha dichiarato che il suo Paese “non ritirerà la legge, anzi, la difenderà con ogni mezzo legittimo”.

Nonostante tutto, il braccio di ferro che si prevede non depone a favore dei magiari. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha dato voce alla preoccupazione di molti, riportando in primo piano una questione etica che l’Europa non può ignorare al suo interno:

“La legge adottata in Ungheria ha suscitato forti preoccupazioni tra i leader europei e per questo ho chiesto che se ne parlasse al Consiglio. I diritti Lgbt non sono una questione marginale, sono un esempio concreto di come la società si comporta con la diversità e riguarda i nostri pensieri, le nostre concezioni più intime, nella Ue non discriminiamo bensì integriamo”.

Integrare, costruire, tendere a un uguaglianza di concetti e di diritti. Per la nuova Europa del dopo covid, non è evidentemente più possibile procrastinare le sanzioni a quegli Stati, e non c’è solo l’Ungheria, che disattendono i valori democratici moderni.

E che dire, questa Europa, più madre e meno matrigna, piace sempre di più.

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