Genietto della fisica laureato a 11 anni

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L’undicenne ragazzino belga Laurent Simons, già noto da anni per il suo quoziente intellettivo elevatissimo ( 145, il massimo previsto per i prodigi dei neuroni) , si è laureato in fisica presso l’università di Anversa dove ha completato gli studi in un solo anno, presumibilmente trovando anche il tempo di mangiare e di dormire oltre a dare un’occhiata all’orologio, almeno un paio di volte al giorno.

Secondo i media locali, Laurent seguirà durante il prossimo anno accademico il programma del master, di cui ha già per altro seguito alcuni corsi giusto per riempire le giornate e pare successivamente intenzionato a conseguire un super dottorato legato al suo sogno nel cassetto: quello di elaborare e di realizzare organi artificiali che permettano alle persone di vivere più a lungo.

Osservo alcune foto di quello che ci appare come un alieno e percepisco una enigmatica normalità sotto un caschetto di capelli castani e uno sguardo piuttosto divertito e leggermente orientato all’amabile presa per i fondelli mentre un cane che gli scodinzola accanto pare calcolare la radice quadrata dell’osso di giornata.

I  genitori parlano di un “bambino di undici anni come qualsiasi altro”, della sua straordinaria normalità, del suo amore per le serie su Netflix, della sua infatuazione per i Go-kart.

Ma il problema è che quando il Simons Super  estrae le scatole dei suoi giochi dai soliti straripanti contenitori tende a ignorare i banali e demotivanti Lego, privilegiando ingarbugliate matasse di circuiti elettrici  e incomprensibili pannelli carichi di aggeggini robotizzati.

E alla giornalista che gli ripete, con una demoralizzante mancanza di originalità un quasi frustrante “Lo sai che sei speciale?” , lui è costretto a rispondere con un ” Sì” per via della sua annoiata onestà intellettuale.  

Mi limito a qualche brevissima osservazione: esistono bambini prodigio che istigano il mio sentimento di sottomissione e di cupa inferiorità cerebrale; svettano talenti così precoci e incontenibili al punto di indurmi a optare per uno stato di vassallaggio; emergono fenomeni incommensurabili che spio di nascosto, colmo di imbarazzo e  timidezza che sfocia nella reverenza; brillano lattonzoli dalle capacità forse soprannaturali inducendomi a considerare il mio miserevole livello di pseudo ottusità mentale come un castigo riservato alle amebe.

La mia non è invidia ma una onesta, umile e rassegnata presa di coscienza.

Ma l’aspetto che ferocemente mi rode è l’apologia di quel malefico quoziente intellettivo, meglio noto con la sigla QI, spietato indicatore che viene regolarmente utilizzato per definire il livello di ingegno di un soggetto.

Ecco, quello che non riesco a reggere è il mio comprovato dislivello, più volte riacutizzatosi dentro la sudorazione di quesiti esiziali e gravidi di strampalate sequenze numeriche, di grafici ridondanti quadratini che prevedono una crescita o decrescita di simboli simili a spermatozoi  che schizzano negli algoritmi, di tavole dove i triangoli sono funamboli e dove i cerchi ti accerchiano con una serie infinita di punti interrogativi che si convertono in disappunti esclamativi.

E poi, per concludere, vorrei chiedere ai lettori di Gas di scagliare la prima pietra, ammesso che di pietre ne siano rimaste, davanti alle nefandezze di un quesito da psicologo seriale : “Una mazza da baseball e una palla costano insieme 1,10 franchi svizzeri. La mazza costa un franco più della palla. Quanto costa la palla?”.

Ci ho speso nottate insonni e alla fine, alzata la bandiera bianca,  sono naufragato nel mio vacuo “Quoniente Intellettivo” , omologando il punteggio minimo fissato in un  69 squalificante che indica “ritardato mentale”: un verdetto umiliante.

Ecco perché osservo con il binocolo della rassegnata ammirazione il genietto della fisica che si laurea a 11 anni, metabolizzando le mie secondarietà da gregario e da “Utente Decadente ” , per cercare di intenderci.

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