Giappone: 15 ciliegie per 3700 franchi

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Leggendo il titolo, all’inizio pensavo che volessero prendermi per il picciolo ma poi, scorrendo come si deve la notizia, ho realizzato che era tutto assurdamente vero: alla prima asta della stagione nel nord del Paese, una leggiadra confezione di 15 ciliegie di primissima qualità è stata battuta all’asta per 450.000 yen.

A calcoli fatti, ogni sollucchero di polpa con tanto di nocciolo è venuto a costare circa 247 franchi svizzeri e il facoltoso acquirente dal portafoglio modello “Seppuku” deve avere sorriso a denti stretti, davanti a un cagnottino in kimono sbucato dall’ultimo boccone prelibato ma bacato.

Le ciliegie più costose di un katana da collezione si chiamano languidamente “Battiti del cuore di Aomori” e a parte la sincope del prezzo, appartengono a una delle qualità superlativamente rare e ricercate, non saprei se in via di estinzione, conosciute e adorate per il sapore dolce e avvolgente e ricco di sfumature che stordisce il palato.

Questi gioielli della natura sono coltivati, o ancora meglio coccolati, nelle terre della prefettura di Aomori e devono essere di una larghezza minima di 31 millimetri: la loro colorazione rammenta l’amaranto, con venature violacee ma più colori ci sono meglio è, considerando il costo medio di tali meraviglie cromatiche destinate a spensierate finanze acrobatiche. 

Pare perfino che il prosaico “giandino” non debba essere canonicamente sputato, bensì direttamente direzionato verso un vassoio di madreperla con il sigillo di ceralacca di qualche casta samurai, una casta che costa commenterebbe uno sbragato divoratore di volgari duroni di Vignola.

Il presidente di una società che opera al mercato generale di Hachinohe, il più importante della regione, ha sottolineato che i Battiti del cuore di Aomori sono destinati a frantumare i picchi dei tariffari per via della limitata produzione.

Le autorità locali intendono intanto avviare una mirata campagna per l’esportazione dei Battiti già dall’anno fiscale in corso, commercializzandoli nei ristoranti giapponesi più rinomati e più snob e nei negozi con cassaforte di Hong Kong, dove la clientela è disposta in genere a investire un occhio della testa per baloccare il senso del gusto.

Resto a meditare su una delle mille frastornanti frasi del grande Mogol: “Le amarene, aspre e gustose / e le ciliegie, dolci, rosse e sensuali come un bacio”.

E poi mi sovviene la maestosità del ragazzo con ciliegie di Edouard Manet: faccia da balosso impenitente, la berretta buffa e tonda come un budino sui capelli rossicci e le mani attente a proteggere il prodigio dei tondi frutti disordinatamente fluttuanti su un panno azzurrognolo.

Intanto i battitori delle aste, che iniziano generalmente alle sette del mattino, si apprestano ad assegnare con stridule e compiaciute vocine  altri mini cofanetti di prelibatezze raccolte nell’isola di Honshù dove tutti i listini, con il marcato orgoglio del Sol Levante, schizzano all’insù. 

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