“I bastardi? Vanno all’inferno”

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“I bastardi vanno all’inferno”: un noir che prende e colpisce. Un piccolo capolavoro. Firmato dal creatore del commissario Sanantonio.

La fascetta di copertina? Sbagliata. Frederic Dard non è l’erede di Simenon. Al massimo gli assomiglia nell’essere prolifico e, ovviamente, nella bravura. Ma la storia finisce lì. Tra i due vi è una distanza abissale. Dard, ricordiamolo è il creatore di Sanantonio (154 le avventure di questo commissario), è un “noirista” come pochi.

Ne è dimostrazione questo “I bastardi vanno all’inferno”, del 1956, appena tradotto da Elena Cappellini per la Rizzoli. Un libretto che è una bomba. Con un prologo misterioso (c’è un tipo, il lettore non ne conosce l’identità, che viene invitato ad andare in prigione per scoprire se il compagno di cella è una spia o no) ed un finale da tragedia. Pochissimi personaggi e ritmo forsennato. Ed il lettore sempre col fiato sospeso nello scoprire chi dei due è il bravo e chi il cattivo e, soprattutto, nel seguire le piccole enormi pieghe che la vicenda assume.

In prigione la dinamica tra i due si fa pressante: confidenze e sospetti, aperture e chiusure, poi … botte da orbi. Nessuno dei due si fida dell’altro, ma non ci sono alternative. E dopo l’ennesima tremenda scazzottatura, con epilogo in cella d’isolamento zeppa di pantegane, c’è persino uno spiraglio di affetto, o meglio di complicità. E il lettore continua a non sapere chi è la spia e chi l’indagato. Al terzo personaggio, una donna incontrata quando in fuga (ed è un mistero aggiunto: lei è una cosiddetta buona oppure no?), uno dei due confesserà:

“-Gli vuoi così tanto bene?-

-Sì! Ci siamo dati troppe botte, io e lui… . Sono cose che contano, tra uomini! Troppe botte… E troppo odio!. Un odio come il nostro, Dora, è più forte dell’affetto, va oltre!

Davvero un gioiellino. Nato come pièce teatrale e poi “tradotto” in narrativa, “I bastardi vanno all’inferno” segue una geometria testuale perfetta. Ogni personaggio ha il suo preciso perché (anche il Fetente, il capo-secondino dal manganello facile) ed il contesto ambientale perfettamente delineato, non troppo né troppo poco (Anni Cinquanta, sud della Francia, nulla di più). La scrittura è lineare e tesa, immediata e attuale nonostante siano passati più di 50 anni.

E il finale ? Lasciamolo a Dard: 

“D’ora in avanti, quando qualcuno vi parlerà del destino, saprà cosa intende. Il destino … In fondo è l’ironia della vita, sono i suoi colpi bassi… . In fondo, è la vita stessa“.

Un noir allo stato puro, vale a dire una bella quanto profonda riflessione sulla natura umana, le sue eterne contraddizioni. Consigliamo, eccome se consigliamo. 

“I bastardi vanno all’inferno”, 1956, di FREDERIC DARD, ed. Rizzoli, 2021, tr. Elena Cappellini, pag. 190, Euro: 14,00.

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