Il Canada si scioglie come un gelato

Pubblicità

Di

Se incontro ancora un imbecille che mi dice che il riscaldamento climatico è un’invenzione delle lobby verdi, dei democratici o di Zio Paperone, gli infilo la testa in un cono stradale e lo suono come un tamburo.

“Oooh, che aggressivo!” Sì. Aggressivo e pure incazzato. Abbiamo votato poco tempo fa contro una proposta per limitare le emissioni di CO2 in Svizzera. Certo, non risolvevamo il problema, ma andavamo perlomeno nella giusta direzione. Oggi siamo confrontati con temperature assurde, come i quasi 50 gradi nel villaggio di Lytton, vicino a Vancouver, in Canada (il Paese dei caribù e dei cani da slitta, avete presente?). 

E mi direte che Vancouver è al Sud del Canada. E grazie al cappero, sarà anche a Sud ma il Canada è un posto freddo. FREDDO! Ce lo insegnano dalle elementari. E 50 gradi sono un inferno anche in Marocco, figuriamoci nel paese delle guardie a cavallo e delle alci. I morti legati al caldo? Più di un centinaio. Perché se magari sei vecchiarello, asmatico o con qualche altro problema, una temperatura di 50 gradi non aiuta, a meno che tu non sia un muffin e vuoi cuocerti.

Sempre in Canada, la stazione sciistica di Whistler ha raggiunto la tiepida e gradevole temperatura di 42 gradi. A Seattle, poco più a sud di Vancouver, hanno potuto divertirsi paciugando con l’acqua delle fontane a 46 gradi centigradi.

In maggio, alcune zone della Siberia hanno raggiunto i 32 gradi (10 gradi sopra la media) e la primavera artica non è mai stata così calda, arrivando a temperature, nel mare di Barents, intorno ai 27 gradi. Per capirci, posti dove sguazzano (ancora per poco probabilmente) gli orsi polari.

È roba di adesso? Non lo sapevamo? Ma per piacere. Nel 2010, un’ondata anomala di caldo colpì la Russia. Il servizio nazionale meteorologico la definì la peggiore ondata di caldo degli ultimi mille anni. Mille anni, capito? Mica 10 o 20. Ai russi in quell’estate non sembrava vero di vivere come in Marocco, a temperature tra i 37 e i 38 gradi.

Ora, dare la colpa di tutto al riscaldamento climatico è forse un po’ ingenuo. Certo è che le anomalie si ammassano, si moltiplicano e ormai diventano la regola. Per questo l’inazione della popolazione svizzera nell’ultima votazione, ha dell’assurdo e amareggia. Continuiamo a inseguire ideuzze, piccoli interessi personali, tornaconti immediati, quando il futuro neanche tanto prossimo prometta di essere un inferno. Relegata la povera Greta Thunberg a qualche comparsata, sembra che abbiamo ricominciato allegramente a ignorare il baratro che ci troviamo di fronte. 

I sacrifici si dovranno fare se si vuole sopravvivere. Saranno tutti equi? No. C’è chi pagherà di più. E c’è già chi sta pagando, e salato, il prezzo del disastro, Lo sappiamo benissimo. Siccità e innalzamento delle acque chiedono il loro pedaggio sempre con maggior frenesia. 

Il mio, il vostro borsellino, i nostri presunti diritti “allo sviluppo”, sono una pistola puntata alla tempia in una lotta all’ultimo grado.

Il menefreghismo e l’ottusità, tutte svizzere, hanno ipotecato profondamente il nostro futuro prossimo, dove la democrazia diretta, e non ho paura di dirlo, ha dimostrato purtroppo tutti i suoi meschini limiti. Limiti che scopriamo spesso, sono figli delle lobby, come quella del gasolio targata UDC (leggi qui sotto).


Ora siamo felici, perché la benzina non aumenterà. Ad aumentare sono solo le temperature medie, quelle svizzere, mica russe o canadesi. Quello del 2020 è stato l’anno più caldo in assoluto sulle Alpi. Nella maggior parte delle regioni della Svizzera, la temperatura annuale del 2020 è stata di 1,4 -1,6 gradi superiore alla norma. Dal 1864, l’aumento medio delle temperature è stato di 2 gradi (aumentati soprattutto negli ultimi decenni) e l’arco alpino è una delle zone che risente maggiormente dei cambiamenti.

Eppure lo sappiamo che è tardi. Il clima è come una petroliera che ci mette chilometri a frenare. Solo per bloccare la tendenza ci vorranno decenni, non parliamo di invertirla. Abbiamo ipotecato il nostro futuro con l’ultima votazione? Forse no, ma di sicuro gli abbiamo dato una bella botta, una botta che ci siamo tirati sulle gengive.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!