La lotta per l’acqua

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Per la sesta notte consecutiva, la popolazione del sud ovest dell’Iran, è scesa per le strade della regione di Khuzestana, manifestando la propria rabbia per carenza dell’acqua. Alla base della mobilitazione, intrapresa a partire da giovedì 15 luglio, vi è una gravissima crisi idrica.

Fino ad ora, gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno provocato almeno 5 vittime.

I video diffusi dagli attivisti sulle reti sociali mostrano i manifestanti inneggiare a slogan come “morte al dittatore” e “morte a Khamenei”, con riferimento al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. La frustrazione e il malcontento della popolazione è alimentato dalla mancanza di risorse idriche e dall’interruzione di acqua potabile. Khuzestan, una delle principali regioni produttrici di petrolio, è abitata da un’ampia minoranza araba sunnita. La crisi idrica ha colpito le famiglie, ha devastato l’agricoltura e gli allevamenti e ha provocato numerosi blackout.

Per le autorità iraniane, questa crisi è il risultato di una grave siccità provocata sia da un forte calo delle precipitazioni, che negli ultimi mesi sono state inferiori di oltre il 40% rispetto ai livelli dello scorso anno, che dall’aumento delle temperature estive (motivo per cui i manifestanti scendono per le strade solo di notte). La carenza idrica ha di conseguenza  lasciato le dighe iraniane con meno acqua per generare elettricità, causando interruzioni di energia elettrica.

I manifestanti e gli attivisti per diritti civili del Khuzestan, da parte loro, hanno puntato il dito contro il governo iraniano, che avrebbe messo in atto delle politiche discriminatorie, volte a modificare la demografia della regione. Tra queste, il trasferimento “eccessivo” di risorse idriche dalla regione Khuzestan alle province di etnia persiana. Non da ultimo, la regione manca di infrastrutture idonee a gestire le risorse idriche disponibili in modo adeguato. E da ricordare che l’economia iraniana, come quella cubana, risente molto delle conseguenze derivanti dalle sanzioni statunitensi.

Nel frattempo torna ad affacciarsi l’emergenza da Coronavirus con un’impennata di casi. Secondo quanto riferisce l’agenzia Tasnim, che cita fonti del ministero della Sanità, nelle ultime 24 ore la Repubblica Islamica ha fatto registrare 27.444 nuovi contagi e 250 morti. Il bilancio complessivo della pandemia in Iran sale così a 87.624 decessi e 3.576.100 contagi. Intanto il governo di Hassan Rouhani ha disposto un nuovo lockdown, il quinto finora.

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