La Signora Nessuno

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Una vicenda drammatica, surreale o inverosimile? Giudicate voi, anche se alle valutazioni basterebbe sostituire il pianto, un pianto esondante sino ad allagare irrimediabilmente le coscienze.

Una donna è morta nella sua casa di Moncalieri, in provincia di Torino, ma nessun se ne è accorto, considerando che il ritrovamento del cadavere è avvenuto sei mesi dopo: mai vista tanta riservatezza, tanto timore di disturbare, tanto garbo nel dissolversi dentro una spietata bolla di solitudine, di abdicazione totale dalle attenzioni del mondo.

E’ una maledettissima storia dove l’orco dell’esclusione la fa da padrone, con i suoi scomposti passi dentro una società che troppo spesso esorcizza ogni rapporto di vicinanza altrui, mentre tutti corrono come formichine, tamponandosi e annusandosi la coda in un ambiente sovraffollato che poi si rivela uno spazio inabitato e deserto. 

Un mondo spalmato dalla totale mancanza di un sentimento di empatia, sempre più rarefatta nella sconfinata e inospitale vastità dell’egoismo e spaccato dalle picconate di abitudini e di attitudini meschine e grette.

Una storia di romitaggio consumatasi nella soppressione dei contatti, dei confortanti “diamoci una voce”, delle episodiche ma salvifiche connessioni, delle relazioni che pur nella loro sporadicità ti restituiscono un plausibile nesso fra l’esistere e il supporre di esistere oppure di appartenere a una collettività.

La spiazzante vicenda parla di una esistenza tapina con pochissime relazioni sociali, di scollegamenti parentali o amicali così eclatanti da indurre il cronista a scrivere:

 “Nessuno si è accorto della scomparsa di questa donna di 53 anni. Il suo corpo è stato rinvenuto in avanzato stato di decomposizione e secondo le prime analisi il decesso dovrebbe essere avvenuto da almeno sei mesi. La sua morte è probabilmente dovuta a cause naturali”.

La “Signora Nessuno” ,secondo le frettolose dichiarazioni dei vicini di casa, era solita uscire molto raramente e nel saluto esprimeva un contegnoso riservo.

Era un essere, nel suo non essere, schivo e riguardoso sino al punto di non aver mai bussato alle porte per chiedere un pizzico di sale o una bustina di lievito o un cacciavite a stella.

Era un prudente ectoplasma che aveva ingenerato qualche sfumato sospetto, non avendola più incrociata lungo le scale dai tempi che Berta filava, e mancando da tempi quasi immemorabili qualche suo segnale acustico di comunicazione, tipo il loquace ciarlare di un frullatore o il socievole sottofondo di un televisore.

La madre era scomparsa un annetto fa, assicurandole ulteriore esclusione e segregazione, in una palazzina fatta di tanti appartamenti e di tanta triste indifferenza.

Nessuno, ma proprio nessuno, ha inoltrato nell’arco di un rotondo mezzo anno qualche denuncia di scomparsa e gli agenti stanno cercando con il lanternino qualche parente, amico o conoscente.

Il vero paradosso di questa drammatica emarginazione sta nel fatto che viviamo e operiamo nella civiltà dell’eccesso di contatto e della proliferazione dei collegamenti anche inutili.

Possiamo raggiungere un punto qualsiasi di questo  mondo in un lasso di tempo ridicolo e nel contempo ci terrorizzano i tre metri di un pianerottolo, con troppe porte inquietanti, con tutti quei malefici spioncini che rischiano di mappare l’ anatomia dei nostri spostamenti.

E poi capita perfino il fastidio di qualche decesso che ti spinge a chiederti, con una certa angoscia, se chi se ne è andato all’altro mondo era a posto con i conti dell’amministratore, così zelante e pignolo soprattutto con i vivi. 

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