La vespa special rubata 41 anni fa

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La storia, che è poi una mezza favola a lieto fino, racconta di una bianco scooter “sparito” a Pisa nell’ormai lontano 1980 e ritrovato, non si sa se casualmente o miracolosamente, da una pattuglia di carabinieri.

Nelle campagne dell’Aretino, un dinamico ricettatore conservava, nella penombra di un capannone invaso da un mare di ciarpame, un trattore arancione sgraffignato una vita fa e una Vespa 50 Special  color biancospino con una polverosa patina di polvere spalmata dal pennello di un abbondante quarantennio.

Gli uomini dell’Arma si sono prodigati nelle dovute ricerche e dopo una faticosa fase di investigazione sono riusciti a riacciuffare le coordinate del proprietario che si è commosso non poco, con sguardo trasognato e incredulo, quando i militari hanno bussato alla porta della sua casa , accoccolata sulle dolcissime colline della Valdarno, nel placido comune di Castelfranco Pian di Sco.

Al turbamento iniziale è seguito uno stato di concitazione irrefrenabile che ha indotto il signor Graziani, inaspettatamente ritornato custode di una proprietà di famiglia ancorata ad affetti ormai accantonati, ad accarezzare con tenerezza il faro quadrato e a vezzeggiare il copristerzo, chiamato dagli appassionati  “Nasello”.

Al di là della restituzione del mezzo, avvenuta certamente con qualche “era” di ritardo, l’impeto delle emozioni non si è placato, riconvertendosi in un prolungato intenerimento che ha cospicuamente preoccupato la moglie dello sconvolto beneficiario.

E pare che anche un Maresciallo, coinvolto dal folleggiante stato di gioia che si spandeva ovunque, abbia faticato non poco a spiegare che non risultava assolutamente rilevante mettere a verbale che il tegolino dello stop in plastica apparteneva alla seconda serie, trovando il coraggio di porre un militaresco limite ai guizzi apologetici della Piaggio.

Ma la parte più appassionante di questa minima fiaba approdata ai giorni nostri grazie al provvidenziale rinvenimento di una Vespa 50 Special, la ritroviamo nel segmentato e ansante racconto del beneficiato della Valdarno : 

“Questo vespino apparteneva al mio babbo, Gino Graziani, ex bersagliere che si rifiutò di correre al passo e di combattere sotto i repubblichini e per questo motivo deportato per due anni in un campo di lavoro in Germania. Tornato in Patria, si guadagnò la pagnotta lavorando da operaio edile ed ogni suo colpo di cazzuola era un capolavoro. Faticava con passione e con tenacia, sino a undici ore al giorno, scaldando sui mattoni , troppe volte roventi per il sole , la gavetta con dentro il minestrone di tenerume dell’orto.

Quando papà Gino, quasi chiedendo scusa ai familiari, si concesse il lusso di un mezzo di locomozione, i suoi occhi caddero su questo fascinoso vespino che rappresentava quasi un riscatto.

Viaggiava da re, cavalcando la sua sella dotata di gancio e dosando le tre marce come un tastierista di talento.

Poi, un bruttissimo giorno, gliela rubarono e lui la cercò caparbiamente per anni, con dignitosa rabbia, e borbottava sottovoce il dolore della sua tragedia perché lui, il suo Unicorno color biancospino lo usava per andare al lavoro e non per andare a bere il mezzo litro di bianco fresco sotto la frasca, facendo bisboccia”.

Non è forse retorico, in una visione di compensazione postuma, illuderci che Gino stia ora centellinando respiri di beatitudine, finalmente soddisfatto per la riparazione di una dolorosa ingiustizia terrena: lo vedo correre con la sua falcata da bersagliere, sognando di prendere a calcetti nel sedere quel repubblichino che lo spedì in Germania, con un sorrisino codardo e da vendicatore seriale. E come non omaggiare questa storia con “50 special” dei Lunapop, canzone leggendaria che chiude idealmente il cerchio che aha reso leggenda con “Vacanze romane” uno dei migliori pezzi di design motoristico del secolo scorso.

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