L’urlo di Chan terrorizza l’occidente

Pubblicità

Di

Volevo iniziare questo articolo descrivendo brevemente il personaggio, facendo un sunto delle sue qualità e delle varie ragioni per cui ora il suo nome è sinonimo di “leggenda” nel mondo spettacolo e delle arti marziali. 

Ma pensandoci, ci sono persone che non hanno bisogno di presentazione. Jackie Chan è sicuramente tra queste.

Jackie Chan, pseudonimo di Fàng Shìlóng scelto per essere più pronunciabile in lingue occidentali, è una di quelle personalità semplicemente impareggiabili per talento e dedizione. La sua pagina Wikipedia lo definisce “attore, artista marziale, stuntman, produttore cinematografico, regista, sceneggiatore, doppiatore e cantante”. Assieme ad altre superstar come Sammo Hung e Bruce Lee, Chan è uno dei principali artefici del cinema di Hong Kong, caratterizzato da arti marziali di superba qualità e acrobazie incredibili. Al mondo ci sono due tipi di persone: quelle che hanno visto almeno un film di Jackie Chan, e quelle che mentono.

Come avrete capito, sono un fan. O quantomeno uno che apprezza il valore storico, artistico e culturale di quei film e delle loro star. Non intendo quindi minimizzare il loro talento con quanto segue.

Secondo diversi studiosi come Poshek Fu, professore di storia culturale all’università di Shanghai, il cinema di Hong Kong ha avuto un ruolo importante a livello politico durante la guerra fredda – cosa che ha contribuito a generare il suo ampio successo in Occidente. Parafrasando Fu, il cinema di Hong Kong aveva grande valore in quanto capace di esibire la realtà di una Cina in cui il partito comunista non aveva potere. “Esistendo a cavallo dei due sistemi, i film prodotti a Hong Kong potevano proporre all’occidente una Cina più culturalmente  idealizzata e appetibile, evidenziando le presunte problematiche relative al governo di Pechino e glissando su questioni tipiche della zona come il razzismo vestigiale del governo post-coloniale della città”.

Questa analisi potrebbe suggerire che Jackie non sia persona molto gradita al partito comunista cinese, ma la realtà non potrebbe essere più diversa.

Dal 2013, Chan è membro dell’assemblea consultiva del popolo cinese, l’istituzione consultiva atta a rappresentare i principali partiti politici della repubblica popolare. Durante il recente tentativo di rivoluzione colorata, proprio a Hong Kong, Chan si è attirato molte critiche dai media occidentali per aver sostenuto apertamente il governo assieme ad altre personalità dello spettacolo come l’attrice Liu Yifei, protagonista del contemporaneo riadattamento del classico “Mulan”.

Ma non finisce qui, e giungiamo quindi alla notizia principale. Questo 8 luglio, Chan ha partecipato a un simposio organizzato dall’associazione cinematografica cinese con lo scopo di discutere il ruolo del cinema nella “nuova Cina” a seguito del centenario del partito comunista.

Parlando ai membri del partito presenti per l’occasione, il buon Jackie non ha nascosto la sua ammirazione: “Mi ritengo fortunato ad essere cinese (nota: in seguito ai recenti dibattiti su Hong Kong, definirsi “cinese” invece che “originario di Hong Kong” porta un peso politico difficile da tradurre) ma sono anche invidioso di voi che siete membri del partito. Quello che il partito promette viene realizzato, non in cento anni ma in dieci! Voglio diventare membro del partito!”

Questa dichiarazione è stata accolta con orrore in Occidente, ma con gioia in patria. L’ampio sostegno popolare per il partito si è tradotto in una nuova ondata di amore per l’attore, ora di tendenza nei social network del paese del dragone.

La notizia non è politicamente irrilevante, poiché Jackie Chan è probabilmente una delle persone (per noi)  più famose mai nate in Cina. Il mondo capitalista ha spesso sfruttato personalità esuli da paesi nemici (Vietnam, Corea, Venezuela, Cuba…) come arma propagandistica volta a rafforzare l’idea di governi impopolari e disprezzati dalla popolazione. Il fiero e netto schierarsi di Jackie Chan è quindi uno smacco, una visibilissima dichiarazione d’amore per la sua nazione e per il  partito al governo.

Sui media stanno già fioccando le accuse di essere un “propagandista” o le insinuazioni di essere stato “costretto” a offrire il suo sostegno politico. Entrare a far parte del partito non sarà tuttavia facile, neanche per una personalità del suo calibro: Soltanto il 10% delle candidature al partito vengono approvate, e solo in seguito a un complesso test di scienza politica atto ad assicurare la competenza ideologica dei membri.

Trapelano tuttavia voci secondo cui il pc cinese non veda di buon occhio la candidatura: Chan viene comunque percepito come “compromesso” per via del suo ampio curriculum in gran parte accumulato in occidente. Quindi, non posso che augurare buona fortuna a uno dei miei eroi d’infanzia – che a 10 anni sinceramente non pensavo avrei apprezzato così tanto anche in età adulta. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!