Ma che diavol(esse) queste donne svizzere!

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Contro le due favoritissime, le francesi Loana Lecomte e Pauline Ferrand-Prévot, in partenza le possibilità di vincere l’oro o l’argento erano pochissime, figuriamoci quelle di occupare l’intero podio! Dubito che gli scommettitori inglesi che offrono magari uno a 10000 le possibilità che un rampollo della famiglia reale vinca il salto triplo alle Olimpiadi del 2036, o che il micio riesca a catturare uno sparviero, abbiano anche solo messo in lista, magari a uno su un milione, l’ipotesi dell’intero podio occupato dalle rossocrociate.

Eppure è accaduto: che le cose potessero andare in un certo modo s’è capito quando la francese Pauline ha attaccato una rampa con velocità insufficiente e oltretutto troppo sulla destra in un punto coperto da insidioso fango. È scivolata penosamente all’indietro, proprio mentre Jolanda Neff, scegliendo la corsia a sinistra, è passata con grande slancio.

È vero, la pioggia ha favorito le rossocrociate, inferiori alle francese sul piano della velocità pura, Pauline è stata addirittura campionessa del mondo su strada.

Ma la gara non si è giocata solo sul piano tecnico, dove Jolanda Neff ha mostrato un’abilità e un equilibrio circense, fra insidiosi massi bagnati, discese con improvvisi ostacoli e cambi di direzione e salite mordi-gambe. 

Oltretutto è arrivata al traguardo con più di un minuto di vantaggio dalle avversarie, sue connazionali.

È raro al giorno d’oggi assistere a una tale dimostrazione di superiorità, anche sul piano della resistenza, ma soprattutto sul piano della tattica, dell’intelligenza nel distribuire le proprio forze, nella consapevolezza di essere molto ben preparata, consapevolezza che serve a mantenere la calma, la lucidità necessaria per imporsi in uno sport come questo.

Esattamente, ciò che è mancato alle rivali, incorse in troppi errori tecnici e di valutazione, come quando la francese Loana ha attaccato troppo in anticipo le due svizzere Sina Frei e Linda Indergand, le quali si sono limitate a controllare la situazione per andare poi, al momento giusto, a conquistare l’argento e il bronzo.

Solo gli uomini dalla Svizzera, prima potenza al mondo nella ginnastica dal 1924 al 1936, sono riusciti a tanto: nel 1936 a Berlino con il grande ticinese d’adozione Giorgio (Georges) Miez primo davanti a Josef Walter e Eugen Mack e nel 1924 a Parigi con Josef Wilhelm davanti a Jean Gutweniger e Antoine Rebetaz.

Non bisognava certo attendere questo podio per annotare i grandissimi progressi fatti dalle donne, in tutti gli sport olimpici, a partire dalla maratona e dal salto con l’asta: ricordo il grande Bubka dire che le donne non sarebbero mai riuscite a produrre uno scavallamento corretto, per mancanza di forza e di coraggio.

Ora in materia di forza, di “cavalli” nel motore, il caso è chiaro. La potenza maschile è per natura superiore: per tutti gli altri aspetti che concorrono al grande gesto, alla grande impresa, le donne sono perlomeno sullo stesso livello degli uomini.

Molta acqua è passata sotto il mitico Alfeo, che scorre tutt’ora, e che delimitava assieme al Cladeo (nel frattempo inghiottito da un terremoto) il perimetro sacro d’Olimpia, invalicabile alle donne: Callipatera si travestì da uomo per assistere alla prova del figlio Pisirrodo e quando vinse si tradì volendo scavalcare la staccionata per abbracciarlo: la veste rimase impigliata e rivelò la sua femminilità: i giudici la volevano precipitare, secondo legge, nella gola dell’Alfeo, tutt’ora visibile, per aver commesso sacrilegio. 

Fu salvata dal fatto che apparteneva alla famiglia di un famoso olimpionico, Diagora, e che pertanto era intoccabile.

Lo stesso De Coubertin, che aveva un’ammirazione sconfinate per l’antica Grecia, (il corpo è sepolto in Svizzera, ma ha voluto che il suo cuore fosse murato in una colonna a Olimpia) non vedeva di buon occhio la partecipazione femminile.

Una volta disse persino che il compito delle donne ai Giochi Olimpici era quello di consegnare le medaglie ai maschi. Secondo il giornalista Vico Rigassi questo era l’unico modo di prendersi una rivincita su Marie Rothan, la severa moglie prussiana.

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