Ma siamo tutti razzisti?

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Nadir Sutter, noto e colto consigliere comunale UDC di Mendrisio, ha involontariamente scritto qualcosa di razzista, cosa che denota soprattutto una mancanza di conoscenza della storia americana. Noto altresì un grande buco dell’informazione a casa nostra riguardo al razzismo negli USA, dove è un fenomeno molto diverso da quello europeo.

Innanzitutto non bisogna mai disprezzare tutti i razzisti, visto che in un modo o nell’altro lo siamo tutti, io compreso, semmai vanno divisi tra coloro che coscientemente seminano odio da quelli che agiscono per motivi diversi, ma con intenti non apertamente perniciosi. Va detto però che i danni causati da questi ultimi sono a volte più gravi e duraturi dei primi, danni che vanno mitigati tramite la corretta informazione di fatti. Pertanto, quando il Sig. Sutter che stimo, ha scritto in un suo commento su Facebook: 

“Se ascoltiamo americani di colore che dicono “smettiamola di fare le vittime e tiriamoci indietro le maniche” l’America di sicuro non ci perde.”, mi è saltato l’asmodeo.

La mia prima reazione è stata quella di menzionare il fatto che gli ex schiavi si sono eccome dati da fare non appena ottenuta la libertà. Hanno iniziato a lavorare la terra che avevano ricevuto in compensazione dagli ex schiavisti, hanno creato imprese e lavorato, hanno partecipato alla vita pubblica, hanno fondato scuole e università e molti sono diventati rispettabili cittadini americani di successo. Poi però gli ex latifondisti Confederati, sconfitti e umiliati dalla guerra civile, non tollerarono più la decadenza che stavano soffrendo e decisero di riprendere in mano le redini della loro vecchia società, incolpando i neri per tutte le loro miserie. 

È così nata l’era denominata Jim Crow, durante la quale furono emanate le leggi segregazioniste degli Stati del Sud, erette statue e monumenti in onore dei soldati, generali e politici confederati, e si propagò il sistematico linciaggio di tutti i neri che osavano appellarsi alle leggi federali. Non va dimenticato che nel Sud, bianchi e neri si equivalevano in numero e in alcuni Stati come il Mississippi e la Carolina del Sud, i neri erano in maggioranza, mandando parlamentari al Congresso USA mentre l’economia era in forte crescita. Per esempio, nel 1898, Wilmington nella Carolina del Sud, era la più grande città dello Stato ed era governata da un sindaco bianco con municipali neri, i giornali locali avevano giornalisti neri e la banca locale banchieri neri. Un giorno, una milizia di circa 1’500 insurrezionisti, provenienti soprattutto da altre località, occupò la città e instaurò con la forza un nuovo governo cittadino composto di soli bianchi. Centinaia di neri furono massacrati, le loro case e imprese messe alle fiamme, la sede del giornale locale distrutto, senza che il governo federale intervenisse per ripristinare la legalità. Wilmington non si è mai più ripresa e da città più popolata dello Stato è ora ottava. Di massacri come quello avvenuto a Wilmington è piena la storia americana. In poche parole, a chi si era “tirato indietro le maniche”, veniva strappata di dosso la camicia se si difendeva.

Ma il discorso non finisce qui. Da allora il razzismo è diventato sistemico, non solo al Sud, ma anche al Nord, ormai stufi dei continui disordini razziali, al punto che in molti ancora oggi pensano che sia tutta colpa della presenza dei neri d’America, i Black, sul territorio americano. La Teoria critica della razza (CRT – Critical Race Theory) è nata negli Anni 70 dopo che alcuni intellettuali si sono chiesti come mai, nonostante le leggi che stabilivano la fine della segregazione razziale negli USA un decennio prima, la questione dei Black stesse peggiorando anziché migliorare. La criminalità era in crescita e anziché andare alla radice del problema, se ne combatterono i sintomi tramite una repressione metodica e violenta che colpì in maniera sproporzionata la popolazione nera.

Un buon esempio per descrivere la CRT è data da David Honig della facoltà di legge dell’Università dell’Indiana, il quale descrive come la popolazione Black sia stata sistematicamente depauperata nei decenni che seguirono la Seconda guerra mondiale:

Immaginate, per favore, due uomini che hanno prestato servizio sulla stessa portaerei durante la Seconda guerra mondiale, uno Bianco e uno Black. Dopo la guerra, entrambi tornarono a casa. L’uomo Bianco andò al college grazie al GI Bill, dove si laureò in contabilità. (n.d.t., Il GI Bill del 1944 era una legge che concedeva molte facilitazioni ai veterani della Seconda guerra mondiale nell’accedere a finanziamenti per una casa, lo studio, iniziare un’impresa, ecc.. Ai Black le banche, specie nel Sud segregazionista ma non solo, negarono i finanziamenti e l’accesso alle università era limitato a quelle dei Black, che però non beneficiavano degli stessi finanziamenti statali, elargiti invece alle università per solo Bianchi. A quel tempo, il 79% dei Black vivevano al Sud.) L’uomo Black escluso dai benefici per l’educazione del GI Bill, andò così a lavorare come operaio.

L’uomo Bianco comprò una casa in uno dei nuovi sobborghi di Levittown, che erano solo per Bianchi, (n.d.t., Le Levittowns erano una serie di sobborghi costruiti a basso costo dall’impresa Levitt & Sons a beneficio dei veterani della guerra, a condizione che fossero date solo ai Bianchi.) e il suo prestito fu finanziato con un prestito FHA molto conveniente (n.d.t., FHA – Federal Housing Administration, amministrazione federale dell’alloggio che garantiva alle banche finanziamenti a basso costo per l’acquisto della nuova casa.). L’uomo Black non era idoneo per l’ottenimento di un prestito FHA. Affittò una casa e risparmiò il più possibile.

L’uomo Bianco, dopo alcuni anni, aveva acquisito un patrimonio netto sufficiente sulla casa per comprarne una nuova più grande. L’uomo Black ha impiegato diversi anni per comprare una piccola casa in un quartiere residenziale e commerciale della comunità Black in centrocittà. Poco dopo aver comprato, un’autostrada interstatale fu costruita attraverso il centro, proprio nel mezzo del quartiere Black (n.d.t., Un fenomeno molto diffuso in tutte le città americane.). I valori delle proprietà scesero quasi a zero, e l’accumulo di piombo dai fumi delle auto, anche se allora non lo sapeva, stava danneggiando il cervello dei suoi figli piccoli.

Sessant’anni dopo essere tornato a casa dalla guerra, il patrimonio netto dell’uomo Black era di circa il 6% di quello dell’uomo Bianco. Non poteva finanziare l’istruzione dei suoi figli attraverso un secondo mutuo, perché non aveva un patrimonio netto sufficiente. E quando morì, lasciò i suoi figli e nipoti con nient’altro che debiti. L’uomo Bianco, morto pochi giorni dopo, lasciò ai diretti eredi abbastanza soldi per pagare tutti i debiti dei figli e pagare il college per i nipoti.

La differenza è conseguente interamente dalla politica ufficiale del governo degli Stati Uniti, e coloro che ne hanno beneficiato continuano a beneficiarne oggi. Coloro che ne hanno sofferto continuano a soffrirne oggi.

Questa è la definizione di CRT. Dice che il razzismo ufficiale in questo paese ha avuto un effetto negativo su coloro che ha preso di mira, e tali effetti continuano ancora oggi.

Questo esempio illustra parte di una situazione comunque molto complessa che non può essere riassunta in poche righe. Ma dal “whitecapping” (termine che si riferisce alle varie bande di vigilantes, quali il Ku Klux Klan, che seminavano il terrore tra le popolazioni di colore) di un secolo prima, si è ora passati al “whitewashing” (termine che nel caso specifico si riferisce al negazionismo storico del razzismo americano). Negli stati USA a maggioranza repubblicana è in atto un vero e proprio subdolo ritorno al regime razziale, con nuove leggi che sopprimono il voto, con altre leggi che colpiscono i servizi sociali, sanitari, e il sistema scolastico. Tutte leggi che colpiscono in gran parte le minoranze e le persone a basso reddito. L’ex presidente Trump aveva ufficializzato il “whitewashing” firmando un’ordine esecutivo per istituire una commissione per definire un programma di studi per le scuole dell’obbligo più “patriottico”, ma che di fatto intendeva cancellare o interpretare la parte di storia che si riferiva allo schiavismo e al segregazionismo da un solo punto di vista: quello dei bianchi.

Pertanto, non si tratta di tirare su le maniche e scordarsi del passato. È invece doveroso essere coscienti degli errori commessi per evitare che si ripetano e per questo lo studio approfondito della Storia, senza revisionismi di parte, è uno strumento non solo utile, ma necessario.

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