Militare femminile obbligatorio? Non esiste

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A volte si ha l’impressione di fare due passi avanti e uno indietro. La proposta della società degli ufficiali di rendere obbligatorio il servizio militare anche per le donne è una fesseria galattica.

Non parliamo di parità. Se una parità ci dovesse essere, in questo caso, sarebbe con l’abolizione della leva obbligatoria anche per i maschi. Che si punti a incentivare il servizio militare femminile non è una novità. La carenza di reclute, dovuta al servizio civile e a criteri sempre più restrittivi legati alle assicurazioni (oggi essere scartati è sempre più facile) mette in crisi un modello di esercito che utilizza probabilmente più criteri quantitativi che qualitativi. Già a inizio anno Viola Amherd, la nostra ministra della difesa, aveva proposto degli incentivi per stimolare l’arruolamento femminile (leggi qui sotto).

Che molti svizzeri si interroghino sempre più spesso, sia sulla necessità di un esercito, sia sul tipo ideale di struttura è un dato di fatto (leggi qui sotto).

Ce ne rendiamo tutti conto regolarmente, quando si parla di un nuovo acquisto di aerei, dove le votazioni sono sempre risicate e, il rischio di mandare tutto all’aria, tangibile.

Forse è davvero il momento di chiedersi, come Paese neutrale all’interno dell’Europa, quale sia la necessità di avere un esercito. Un esercito che crea sì lavoro, ma a costi spesso esagerati. Un esercito che a causa della mancanza di industrie adatte in patria è, per esempio, costretto a spendere miliardi per acquistare aerei all’estero.

Su questo portale che è Gas, spesso abbiamo espresso un concetto palese: quanto renderebbero le decine di miliardi spesi per un esercito sovradimensionato, se spesi per la creazione di posti di lavoro qualificati, o nella ricerca o ancora nella sanità e nella socialità?

Ecco perché il concetto di un servizio militare femminile è insultante, perché già obsoleto prima di nascere. Quale reale necessità ha, la neutrale Svizzera di un esercito sempre pronto ed attrezzato e che, per quanto performante, non potrà mai competere con eserciti semi-professionisti dei Paesi vicini come Italia o Francia?

E inoltre: le morti, anche nell’esercito di milizia, fanno parte del gioco, incidenti con gli armamenti, con i mezzi, morti per malattie provocate dal servizio…siamo davvero disposti a veder morire anche le nostre figlie? Esagero? Forse no (leggi qui sotto).

Una Svizzera forte, neutrale, conscia del suo ruolo all’interno dell’Europa, nel 2021 non ha più bisogno di un esercito. Perché anche se lo avesse non servirebbe a evitare l’inevitabile. Bombardamenti, invasione, lacrime e distruzione. Un concetto di difesa che non ha senso, visto che non siamo nemmeno in grado di essere operativi, nel nostro spazio aereo, 24 ore su 24.

A difendere l’istituzione, quella casta di ufficiali legati al potere borghese e di destra, come ad esempio Lorenzo Quadri e Tiziano Galeazzi, a cui avevamo già dedicato un articolo un paio di anni fa (leggi qui sotto).

Per finire, proporre oggi un servizio obbligatorio femminile come in Israele, un paese perennemente in guerra, non solo è offensivo, ma anche ridicolo. Che si cominci a lavorare sulla parità quando si parla di stipendi e di diritti prima di chiedere alle donne di vestire la tuta mimetica.

Che si abbia il coraggio di costruire una Svizzera nuova, davvero portatrice di pace e non un’impaurita comare che si chiude nel ridotto alpino come nel 1939. Che si creino le premesse per un orgoglio svizzero che non sia costruito sui fucili, ma sulla capacità di essere esempio virtuoso di sapienza e saggezza per i nostri vicini.

In modo che la parola neutralità, diventi monumento all’intelligenza umana e non solo foriera di opportunismo.

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