Morte del servizio pubblico. Di chi la colpa?

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C’erano una volta i servizi pubblici, come la Posta. Costavano un po’, ma in cambio il servizio era ottimo. 

 Poi abbiamo deciso di “liberalizzare”, mettendo in concorrenza la Posta e pretendendo che si autofinanziasse. Eravamo tutti contenti che i prezzi sarebbero diminuiti, o almeno aumentati meno velocemente. Siccome la Posta era ancora un po’ più cara dei vari concorrenti, facevamo capo a loro, continuando però ad approfittare della vicinanza della Posta quando ci faceva comodo, cioè per le prestazioni meno redditizie, più care presso la concorrenza.  Bella cosa la liberalizzazione: ci permette di scegliere il servizio più conveniente. 

Le entrate della Posta, che, come noi abbiamo voluto, doveva autofinanziarsi, continuavano ad erodersi.  Ci volevano dunque delle contromisure. La parte del leone dei costi era rappresentata dal personale. La Posta cominciò dunque a ridurlo, imponendo ritmi di lavoro più severi.

Ma la copertura dei costi continuava ad essere difficile. 

Non bastava. Per ridurre maggiormente i costi, dopo aver ridotto il personale era dunque necessario agire sulla struttura e ridurre il numero degli uffici postale.   Scandalo!  La Posta deve mantenere gli uffici postali e continuare ad fornire il servizio pubblico che le abbiamo tolto. Un servizio che non vogliamo pagare ma che chiediamo alla Posta di fornire rimanendo autofinanziata. 

La monetina e il panino. 

Non vogliamo ammettere che questa situazione l’abbiamo creata noi con la liberalizzazione. Anzi, alla prossima occasione di liberalizzare quel poco che è ancora un “Servizio”, saremo nuovamente in prima linea in favore della liberalizzazione, per poi  accusare gli ex servizi di diminuire le prestazioni. 

Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

Aurelio Ferrari

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