Norvegia: multa al ritocco fotografico!

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Guerra senza quartiere agli influencer dediti al ritocchino sulle foto, a una sistematina provvidenziale della ruga di troppo o a una rassodante aggiustatina su una chiappa cedente: il Ministero dell’infanzia e della famiglia norvegese ha varato una nuova legge che contempla multe salate, sino al caso limite della carcerazione, per gli annunci pubblicitari e per ogni tipo di foto utilizzata a fine promozionale e contaminata dalla tecnica del taroccamento “migliorativo” su Facebook, TikTok, Twitter e Instagram.

La via delle immagini inalterate e onestamente proposte, siano come siano, sta racchiusa nella saggia frase di un sostenitore della iniziativa: “Vogliamo che i bambini e i giovani s accettino l’un l’altro per quello che sono.”

Volete barare con una vostra foto per apparire più gradevoli e belli nelle sconfinate praterie dei social dominate dall’esasperata ricerca della armonia ad ogni costo? Fatelo pure ma vi correrà l’obbligo tassativo di segnalare, con un grassetto evidente, ogni tipo di aggiustamento espressivo o di caratteristica fisica magicamente modificati con filtri o altre diavolerie suggerite da tecniche che aggiungano supplementare leggiadria, sistemando per benino forme e dimensioni del viso e del corpo, secondo il codice dell’imbroglio fisionomico.

Sanzionabile risulterà pure l’intervento modificativo del colore e della grana della pelle e ogni variazione sul tema dovrà essere dichiaratamente enunciata attraverso un avviso esplicito.

La robusta controffensiva è finalizzata a spazzare una moda sfacciatamente dilagante che non si limita a una veniale correzione di colori o di innocenti contrasti bensì a una plateale falsificazione così snaturante da richiamare l’idea di un massivo intervento di chirurgia estetica.

La campagna è rivolta alla becera vocazione dei troppi “soggetti mutanti” che si snaturano a tutta manetta,  piallando proditoriamente i naturali percorsi della cellulite, sbiancando gli annerimenti di dentature turbate dal tartaro o dal tabagismo, arricchendo amazzonicamente gli sfoltimenti di capigliature sfrondate dal tempo, francobollando nella zona delle tempie aperture alari di orecchie da elefantino, emendando con appezzamenti di pelle levigata il trionfo di occhiaie simili a capienti borse da viaggio.  

Ed è forse opportuno stendere un velo pietoso sulle modifiche artificiose di migliaia di pance alla Budda, sugli inopinati arginamenti di  cosce esondanti e sui travestimenti di glutei cascanti, folgorati sulla via di Damasco da improvvisi miracoli di convenienti sculture compatte e marmoree.

Ma la Norvegia non ci sta e ha deciso di opporre un vigoroso stop agli standard di bellezza falsificata, rivisitata e rimodellata.

I legislatori hanno soprattutto inteso offrire ragionevoli parametri al mondo degli adolescenti destinati a una sorta di idiota schiavitù, ficcata in un bozzolo di identificazione automatica con un modello di bellezza impossibile, contraffatta, manipolata e pericolosamente travisata.

Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali si scorgono soprattutto in quegli “attori nati” che si fidano della propria capacità di gabbare il prossimo attraverso uno psicopatico percorso che santifica la necessità di un fascino superficiale, perseguito senza rimorsi o vergogna, dentro un egocentrismo patologico giocosamente privo di una coscienza sociale e morale.

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