Oibò, siam d’accordo col Mattino!

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Questa volta rischio una denuncia. Esser d’accordo con Lorenzetto Quadri e il Mattino della Domenica, susciterà sicuramente il furore del platinato Consigliere nazionale spingendolo ad adire le vie legali. Eppure, stavolta, ci troviamo quasi in sintonia.

Oddio, non proprio d’accordo. Però un 50% dell’articolo “Nuove chiusure un piffero! In lockdown ci andranno i No Vax” , possiamo condividerlo. A parte gli sproloqui sulle colpe dei ro$$overdi che sarebbero responsabili anche della crocifissione di Cristo (ma a quello ormai abbiamo fatto l’abitudine), c’è una particina finale che ci sentiamo di condividere:

“…Non ci sta bene che a fare le spese del comportamento dei no vax sia chi ha fatto il proprio dovere e si è vaccinato. Non siamo ancora in una dittatura delle minoranze.

Se li pagheranno loro

E col fischio che si continuano a pagare, con i soldi del solito sfigato contribuente, i tamponi “ricreativi” a chi non vuole sentir parlare di punture però vuole comunque andare a divertirsi! Su questo punto siamo d’accordo con il kompagno Berset. E quando tutta la popolazione avrà avuto accesso al vaccino – e quindi chi non si sarà vaccinato l’avrà fatto per scelta deliberata – il concetto di tampone gratuito deve sparire. I no vax si pagheranno i tamponi di tasca propria. Solo chi non si è potuto vaccinare per controindicazione medica deve aver diritto al rimborso del test. (…)”


E qui rasentiamo l’assurdo, sembra di vedere i preamboli di un’orgia dove tutti limonano con tutti. Noi che diamo ragione a Quadri, Quadri che dà ragione a Berset, insomma, un senso di estraniamento non può che pervaderci, come miele che cola su una seada* sarda.

Lorenzetto non avrebbe potuto esprimere meglio (forse un po’ duramente) un concetto che a molti risulta incomprensibile. Se infatti si possono capire i titubanti e coloro che non si fidano del vaccino, è assurdo pretendere una parità di privilegi (perché di questo si tratta) tra i primi e i secondi. Non si capisce dove viga il diritto divino di andare a un concerto o di mangiarsi una pizza al chiuso. Non vuoi vaccinarti? Bene, ma non pretendere di imperversare nel tuo paese come potenziale vettore di malattia e fare quello che fanno coloro che ligi al dovere, anche collettivo, si sono invece vaccinati. E di dubbiosi ce ne sono stati anche tra quest’ultimi, ma hanno anteposto il bene collettivo, degli amici o dei parenti al loro.

Stessa cosa per i tamponi, hanno ragione Quadri e Berset: non ti vuoi vaccinare? Allora pagali.

Quadri va oltre, e anche qui trova d’accordo sia noi che il farmacista cantonale:

“…C’è poi una categoria professionale per la quale la vaccinazione deve diventare obbligatoria. Si tratta del personale sanitario. Vari paesi hanno già introdotto quest’obbligo. Vedi Italia, Francia e Grecia. Nel Belpaese la Confindustria ha addirittura proposto di seguire, per tutte le professioni da essa rappresentate, la linea adottata dall’Arabia Saudita: “no jab, no job”. Ovvero: niente vaccino, niente lavoro. Traduzione: chi non si fa immunizzare rimane a casa senza stipendio. Senza voler arrivare questo punto, siamo però dell’idea che chi lavora in un servizio di cure a domicilio o in un ospedale deve essere tenuto a vaccinarsi. (…)” 

Giustissimo. Il farmacista cantonale, poco tempo fa alla nostra radio, diceva che se un operatore sanitario rifiuta di vaccinarsi allora ha sbagliato mestiere, e sarebbe meglio se andasse in amministrazione. 

Comprensibile da una parte che i sindacati difendano i diritti dei lavoratori, ribadendo il fatto che il vaccino non è obbligatorio, d’altra parte, la vita delle persone che entrano in contatto con operatori sanitari non vaccinati (che sono spesso a contatto con persone fragili), ha assolutamente la precedenza sulle credenze di chicchessia. 

Non vuoi vaccinarti? Bene, fatti spostare ad altra destinazione o licenziati fino a pandemia terminata. Non stiamo scherzando, troppi di noi hanno il ricordo dei loro morti intubati nelle corsie degli ospedali, per scherzare su queste questioni.

*Tipico dolce sardo fritto, ripieno di formaggio o ricotta, che si serve con miele caldo.

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