Più tasse alle multinazionali

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Quel che è giusto è giusto. Malgrado qualcuno giudici o lo viva come una batosta per le multinazionali, l’accordo raggiunto nel mondo da 130 paesi raccolti sotto il cappello dell’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico a livello mondiale, è solo un atto dovuto, atteso da tempo. Un po’ come se Joe Biden fosse finalmente riuscito a mettere un freno alla vendita indiscriminata di armi negli Stati Uniti. I meno morti che tale legge produrrebbe, non potrebbero comunque cancellare le stragi del passato. No, ma almeno avremmo posto le basi per un futuro migliore. O almeno meno peggiore del presente.

La stessa identica cosa vale con lo storico accordo con cui si è deciso finalmente di far pagare più tasse alle multinazionali, accettando l’idea di fissare a livello globale un’imposta minima di almeno il 15%. Una richiesta che, in certi casi, era giunta addirittura da chi si trovava a capo di una multinazionali. Penso in particolare al tanto vituperato Bill Gates che in più di un’occasione, s’era lamentato dicendo di pagare troppo poco, chiedendo di essere tassato ben più di quanto già lo fosse. Del resto i soldi raccolti dalle tasse dovrebbero servire a rendere il mondo un posto migliore, costruendo strade, scuole, acquedotti, ospedali, tutto questo per il bene della collettività. E non di pochi.

Oggi, molte aziende che fanno affari a livello globale, operando in paesi che hanno sistemi e parametri di tassazione differenti tra loro, sono sempre riuscite a evadere gran parte delle loro tasse. Intendiamoci, lo hanno fatto legalmente. Loro la chiamano “ottimizzazione fiscale”, ma in realtà spesso si trattava di operazioni al limite della truffa con le quali si sono sfruttati al meglio quei sistemi fiscali di manica larga di paesi come Irlanda, Lussemburgo, Olanda o Malta dove le multinazionali si vedono stendere un tappeto rosso, sapendo di poter pagare tasse francamente ridicole. Ora però la musica è cambiata, soprattutto dopo la crisi dovuta alla pandemia, è tempo che tutti assieme ci si rimbocchi le maniche.

Tutti. E non sempre i soliti. A partire da chi in questi anni ha ottenuto guadagni miliardari. L’accordo raggiunto dopo più di sette anni di lavoro da parte dell’OCSE è un traguardo storico, al quale si è arrivati anche grazie al cambio di marcia dal parte del presidente americano Joe Biden rispetto al suo predecessore, ma anche grazie alla perseveranza delle istituzioni europee che ormai da anni stanno cercando, al proprio interno, questo fenomeno. Sottraendo soldi agli stati, questi spesso si ritrovano a dover fare i conti con quattro centesimi in mano, costretti a chiedere sacrifici a chi di suo già da tempo è abituato a farli. 

Secondo le previsioni OCSE, il 15% di tassazione per le multinazionali potrebbe generare 150 miliardi di dollari di entrate fiscali aggiuntive per i vari paesi. Un fiume di liquidità con la quale si dovrà cercare innanzitutto di favorire e accelerare la transizione ecologica. Del resto quelle delle multinazionali sono sempre state lacrime di coccodrillo visto che anche nell’ultimo anno non sono poche le multinazionali che hanno registrato ricavi miliardari, mentre le piccole aziende e la classe media sono state schiacciate dal peso della crisi economica. Ecco perché oggi più che mai s’impone un processo di redistribuzione della ricchezza che vada di pari passo con la tutela dei diritti sociali e un’economia che sia finalmente più equa.

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