Quando Quadri schifava la nazionale

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Il Gigi di Viganello, caro Lorenzo, ti prenderebbe a sganassoni se potesse parlare. Soprattutto dopo il trionfo della squadra Svizzera, che ha compiuto un ‘impresa degna dello sbarco sulla luna. 

Ma perché parlo del Gigi? Un divertente post di Quadri, risalente ai mondiali del 2018, sta spopolando attualmente sui social. Una presa di posizione che tira in ballo la nazionale e, appunto, il Gigi da Viganello, fantomatico personaggio simile alla Casalinga di Voghera.

Ma leggiamo il post di Lorenzo Quadri, che a inizio luglio 2018, si divertiva come al solito a sparare sulla nazionale, rea, come ha sempre sostenuto, di avere troppi oriundi di altri paesi in squadra.


Come faceva notare mio figlio, probabilmente Quadri è livoroso perché nessuno lo invita alle grigliate e a vedere le partite in compagnia, questo crea una specie di “sindrome dello stadio mancato”, per cui il leaderino leghista esprime appena può il suo astio antistraniero.

Che poi tanto antistraniero non è, visto che va a colpire persone che hanno il passaporto rossocrociato. E anche qui i leghisti “rigommati” e ce ne sono tanti, come Roberta Pantani ad esempio, dovrebbero dire al Lorenzino di calmarsi un po’.

Oggi, a poche ore dall’epica impresa della nostra nazionale, che ha battuto la Francia, campione europea e mondiale, il Quadri tace, macerando probabilmente come un barile di krauti lasciato in cantina.

Perché una cosa è amare il proprio paese e le proprie tradizioni, un’altra denigrare e aggredire sistematicamente tutti coloro che hanno la nazionalità svizzera, ma non possono vantare un pedigree immacolato come Quadri. Un pedigree che visto il valore della persona, lascia il tempo che trova.

Accusare la nazionale di perdere perché etnicamente “impura”, a differenza di quella Svedese, è un’idiozia galattica, un’idiozia che ha un sapore vagamente nazistoide, quando l’idea della purezza della razza dava la tessera di “superiorità”.

Già Hitler, nelle olimpiadi di Monaco del 1936 -quando il nazismo decantava la superiorità tecnica e fisica degli atleti ariani e tedeschi- si ritirò irato con la coda tra le gambe e incazzato nero, proprio per non stringere la mano a un nero afroamericano, Jessie Owens, velocista e lunghista che vinse ben quattro medaglie d’oro a quei giochi. 

Quadri probabilmente sarebbe stato sugli spalti a gridare per i troppi neri nella squadra corse statunitense.

E noi qui di superiorità proprio non ne vediamo. Non vediamo superiorità etica o di pensiero, non vediamo primati etnici di sorta, scorgiamo solo una tristezza infinita nel vedere con che fatica costruiamo una Svizzera con attaccate al piede zavorre come Lorenzo Quadri e compagnia.

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