Quando sbagli e sei nero

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“Sono rimasto lontano dai social per qualche giorno per passare un po’ di tempo con la mia famiglia e ripensare a queste ultime settimane. Questo messaggio non potrà rendere giustizia a quanto io sia grato per tutto l’amore che ho ricevuto”. A parlare è Bukayo Saka, uno dei tre giovani giocatori inglesi di colore che hanno sbagliato i rigori durante la finale con l’Italia. Questo è bastato per riversare su di loro l’odio social di razzisti incarogniti. Un atteggiamento schifoso e patetico che però purtroppo, e troppo spesso, troviamo anche da noi. Come quando il Consigliere nazionale Quadri si lamentava per la nazionale con troppi stranieri (leggi qui sotto).

E come non ricordare, quando il “compianto” Giuliano Bignasca, direttore del Mattino di allora, pubblicava la vergognosa copertina “troppi neri in nazionale”?

Scrivevamo anni fa, proprio in merito a quella copertina: 

“Ma c’è una riserva mentale che va smascherata: il colore della pelle non potrà mai mai mai dire niente sulla qualità e la dignità di una persona. Le parole di Sacchi classificano in base a quanta melanina si ha nel corpo. E questo si chiama “razzismo”. A poco serve dire che ha giocato con Rijkaard e Gullit. Ricorda i razzisti americani che però adoravano i trombettisti neri: vanno bene se ti divertono, ma che non parlino.” (leggi qui sotto)

Anche il calcio italiano, ci ha purtroppo abituati a cori razzisti e sfottò vari, che prendono di mira giocatori che pagano solo per il colore della loro pelle e a cui non vengono perdonati errori, che se commessi da altri, spingono il tifoso a maggiore indulgenza. È come se chi ha la pelle scura dovesse dimostrare più degli altri di guadagnarsi il posto in squadra (leggi qui sotto).

Saka in fondo se l’aspettava. Se sei nero e non sei scemo, lo sai che il mondo è farcito di imbecilli come un toast di prosciutto e formaggio. Ma il calciatore dell’Arsenal pur incassando con amarezza va oltre e chiede ai social, maggiori vettori delle nefandezze razziste che colpiscono non solo i giocatori, di prendersi le proprie responsabilità:

“Non voglio che nessun bambino o adulto riceva i messaggi di odio che io, Marcus e Jadon abbiamo ricevuto questa settimana. (…) sapevo fin sa subito che genere di odio avrei ricevuto. È una triste realtà che le vostre potenti piattaforme non facciano abbastanza per fermare questi messaggi.”

Le responsabilità delle piattaforme social nella diffusione di odio o di notizie tendenziose non sono materia di oggi. Sia le elezioni americane che il covid, hanno messo sotto la lente lacune spaventose e complicità nella diffusione di messaggi distorti. È necessaria perciò una rivoluzione culturale, che ponga regole e divieti come nella società civile. Perché il razzismo si nutre di consenso e complicità. Isolare ed annichilire il razzista e le sue parole è necessario se vogliamo andare verso una società più pacifica e collettivamente stabile. Per certa gente non dovrebbe esserci più spazio. Purtroppo queste frange sono ghiotto pascolo per politici spregiudicati a cui non frega assolutamente nulla dell’etica.

Combattere il razzismo, denunciare, additare i colpevoli è un dovere e questo non solo sul campo di calcio, ma sul campo eterno della nostra vita.

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