Quarant’anni di tormentone: “Gioca Jouer”

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Escludendo le generazioni nate qualche anno dopo il 1981, scagli la prima pietra, e volendo anche la seconda, chi di voi non ricorda l’ipnotico ” Gioca Jouer”, brano lanciato giusto una vita fa da Claudio Cecchetto, diabolico autore del frastornante testo, con la musica di Claudio Simonetti: la canzone, accompagnata da una serrata acchiappante sequenza di gesti reiterati, semplici mosse da mimare in massa sulla pedana da ballo, spinti da una pertinace simpatica febbre da incolto sballo. (guarda il video qui sotto)

Uno dei più eclatanti tormentoni che l’umanità abbia sino ad oggi inventato arrivò non solo a spopolare ma perfino a stregare generazioni di adolescenti, di studenti, di austeri ragionieri, di impiegati del catasto, di idraulici in perenne dipendenza da chiave inglese, di oratoriani in gita col Don, di titolari di agenzie funebri , di novizie allettate dalla dinamicità delle ecumeniche buone azioni, di pacate casalinghe attirate dalla dinamica di improvvisi e schizzati moti rivoluzionari e di petulanti professoresse di matematica pronte a ripetere il teorema di Pitagora , gridando agli allievi : ” Okay ragazzi, ora più veloce, perché i comandi cambiano ogni due battute, se riuscirete a farlo “.

Questo famosissimo e assillante ballo raggiunse la massima vetta della Hit Parade e rimase in classifica per molti mesi, confermandosi come un chiodo fisso attizzante, come una istigazione all’accelerazione, di una sequela di gesti così scemi da rasentare il sublime.

In Francia attecchì come un nuovo esplosivo vitigno di champagne e fu interpretato da Maxie per atterrare, un paio di anni dopo, in Inghilterra dove scalò con veemenza la Top Ten Chart , sino a cambiare il titolo in un carburatissimo “Superman”.

Il “Gioca Jouer”, adottato in una infinita serie di remake in spagnolo, russo, tedesco e cinese, era solito accomunare bibliche quantità di eterogenei e frastornati ripetitori di gesti “Cecchettiani” , iniettando un’adrenalina che ringalluzziva e sobillava, sino al tarlo dell’eccitazione che sfiora il cielo con la vacuità dei mezzi nonsensi.

“One, two, three,four, five, six, seven, eight! ” e poi via , incrementando il ritmo sino al parossismo della manetta sradicata dall’intronamento collettivo.

E “Dormire” fomentava “Salutare” che a sua volta inneggiava all’ “Autostop” destinato a convertirsi in uno “Starnuto” che ti proiettava , come un cavallo con gli speroni , verso il “Nuotare” e lo “Sciare” , sino a un benefico “Spray” e a un arcigno “Macho”.

Solo allora entravano in scena il “Clacson” e la “Campana” , per condurre la truppa del vangatori istigati dalle repliche a gogo, alla dissolvenza di un “Okay” o di un “Superman”, quando ormai il fiato si era accorciato come l’ottavo nano di Biancaneve.

Il “Gioca Jouer” rappresentava certamente l’eterno ritorno a una costruttiva forma di stupidità collettiva ma forse anche sollecitava  la conversione all’inestimabile preziosità del infantilismo, in una sorta di impiccio dilettevole, sfruttando quell’istinto insopprimibile che propone, qualche volta e fortunatamente, la rivalutazione di una capatina in quel mondo che all’avaria della serietà contrappone la malia del varietà. 

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