Raffaella: addio alle luci della ribalta

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A 78 anni, si spegne una prima donna del varietà italiano e internazionale. Raffaella Carrà, dopo una malattia di cui tutti erano all’oscuro, lascia le luci della ribalta per l’ultima volta.

Raffaella Carrà racchiude un’era. Inutile fare la cronistoria dei suoi successi, delle tappe della sua vita, tra recitazione, canzone, ruoli da soubrette e presentatrice; c’è chi lo fa meglio di me e poi c’è l’immancabile Wikipedia che può snocciolare tutta una vita e i suoi dettagli in un battibaleno.

Sarebbe riduttivo affrontare la Carrà in questo modo, è invece più affascinante e giusto, secondo me, giocarsela nel mondo dei sentimenti, delle sensazioni, della vita che ha condiviso con molte generazioni.

Alla Carrà, bisogna dare atto di essere stata, con Pippo Baudo, Corrado Mantoni e pochissimi altri, uno di quei volti che rassicurarono milioni di italiani durante decenni a volte oscuri e paurosi. Facce rassicuranti, presenti, gentili e professionali. Dove la professionalità è talmente disciplinata dall’etica da diventare un valore percepibile da quasi tutti.

Raffaella era il sorriso, l’enorme energia, la leggerezza e la capacità di far scivolare il suo pubblico in quel limbo di gioioso intrattenimento di cui tanto aveva bisogno. L’operaio dell’Italsider, come il tassista di Trastevere o la filatrice di Prato, arrivavano alla sera stanchi e dopo cena, la Rai, regalava loro quei momenti di leggerezza, di dispensa dalla vita dura. Raffaella Carrà li accompagnava per mano, col suo fisico minuto ma tornito, con le belle gambe e le movenze sfrigolanti in balli e canzoni che restano nella memoria di tutti: “A far l’amore comincia tu”, “Tanti auguri”, “Tuca tuca”, quest’ultima accompagnata dalle inconfondibili movenze palpeggianti.

Ieri, alle 16.30, l’energia di Raffaella Maria Roberta Pelloni, in arte Raffaella Carrà, ha cessato di dispensare elettricità e allegria. Molti si ricorderanno le ultime apparizione come giurata di The Voice of Italy, dove aveva dimostrato di essere uno di quei personaggi inossidabili e che reggono il tempo come un buon barolo. E con lei un pezzo di vita italiana e ticinese, inutile negarlo, se ne va. Se ne va tra frange e paillettes, tra un vorticare di gambe e con il solletico dei capelli con quell’inconfondibile caschetto biondo che l’ha accompagnata per decenni.

Sergio Japino, compagno storico ha detto della loro storia: “siamo più che fratelli, abbiamo lo stesso sangue, non so come dire. Una normale storia d’amore è molto piccola rispetto a quella che viviamo noi”. L’epitaffio che ognuno di noi vorrebbe avere. Perché alla fine, quello che importa è quello che hai regalato agli altri, che sia amore, bravure, bellezza, l’importante è aver reso questo mondo un po’ più bello e leggero.

“Il tempo è un grande autore: trova sempre il perfetto finale.” Fa dire Charlie Chaplin al suo personaggio, il clown Calvero, in “Luci della ribalta”. 

Il modo di uscire di scena è forse più importante di quello di entrarci. E Raffaella lo ha fatto con grande discrezione, negando al mondo del gossip i suoi ultimi istanti, trattenendo con discrezione gli ultimi giorni di una vita sotto i riflettori. Con Raffaella se ne va quella parte di noi della televisione in bianco e nero, del varietà da cabaret, di frac e gambe lunghissime, di ombelichi nudi e pantaloni a zampa d’elefante, ma soprattutto quella bella parte del mondo italico, che sapeva dispensare lo spettacolo come pochi sanno fare. Lo spettacolo che era eredità della povertà e del teatro di periferia, dei carrozzoni nomadi, degli artisti da strada. Uno spettacolo portato a vette fantastiche da Raffaella e da quelle e quelli come lei, persone di cui, è proprio il caso di dirlo, anche solo per rispetto, hanno buttato lo stampo.

E sulle note del tuca tuca, sull’allegria di un ballo frivolo, chiudiamo questa storia, perché anche le belle storie hanno una fine:

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