Spara al cuore, Johnny

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Mentre qui da noi, a inizio pandemia, andava a ruba la carta igienica, a New York e in molte altre città americane, erano le armi a vivere un’impennata di vendite mai registrata prima. Anche in questo caso si è trattato di una vera e propria epidemia le cui ricadute, non certo positive, non si sono fatte attendere. Solo nella Grande Mela, la polizia ha registrato circa 1500 sparatorie nel 2020, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente.

Nel selvaggio west, ogni pistolero degno di questo nome, aveva la sua arma prediletta. Un’inseparabile sputafuoco preferita. Che si trattasse di una Colt cromata con l’impugnatura in madreperla o di un fucile, perché “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”, l’arma era caratteristica della personalità di chi la possedeva. O almeno così ci piace credere a noi che di quell’epoca possediamo un’immagine manichea. Con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Proprio come nei western di John Ford con cowboy buoni e indiani cattivi.

Peccato solo che la realtà sia ben più complessa di così. Al punto che tra il bianco e il nero, le sfumature di grigio non si contano. A dimostrazione del caos che ci attraversa, soprattutto se la realtà che ci circonda somiglia parecchio a quella di una giungla in cui l’unica legge valida è quella del più forte. Proprio come accadeva nel vecchio west e sempre di più accade un po’ dappertutto negli Stati Uniti che hanno fatto delle armi da fuoco il rimedio universale, un toccasana buono per ogni evenienza. Anche per la pandemia, considerando l’improvviso incremento delle vendite in concomitanza con l’esplosione del Covid-19. 

Il dilagare della violenza da armi è un problema che non riguarda solo New York, ma tutto lo Stato. In alcune città la curva ha registrato un rialzo del 75%. “Siamo passati da un’epidemia all’altra – ha dichiarato sconsolato il governatore di New York Andrew Cuomo – Da quella del Covid a quella dovuta al dilagare della violenza legata alle armi, e alla paura e alle morti che quest’ultima porta con sé”. Cuomo, proprio per questa ragione ha firmato un ordine esecutivo, dichiarando lo “stato di emergenza” dovuto all’aumento di sparatorie, violenza e omicidi. Un atto con il quale spera di arginare il fenomeno.

Del resto che di questi tempi gli Stati Uniti stiano facendo i conti con un’ondata senza precedenti di violenza legata proprio all’uso delle armi da fuoco, non è un mistero per nessuno. Nei giorni scorsi lo stesso presidente Biden aveva invitato le comunità locali a usare i fondi stanziati nel pacchetto di sostegno Covid-19 per assumere poliziotti e per prevenire il crimine.

Intanto però, proprio come recita una regola d’oro del cinema, e cioè che se nel primo atto compare una pistola, quella pistola prima o poi deve sparare, il vero problema sta nella quantità abnorme di armi possedute dagli americani. Facilitata da una totale libertà di vendita, d’acquisto e di possesso che inevitabilmente si traduce in continue sparatorie e morti ammazzati. In una catena di sangue pressoché quotidiana che probabilmente neppure Joe Biden sarà in grado a spezzare.

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