Storia canina nella Sardegna in fiamme

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Da giorni, la Sardegna sta bruciando: oltre 20’000 ettari di zone boschive si sono dissolti, carbonizzati e rarefatti sotto l’inarrestabile violenza delle fiamme scatenate e galoppanti sino a molti centri abitati, causando incalcolabili danni alle attività economiche. 

L’inferno di fuoco, con un devastante fronte di espansione, è stato fronteggiato con sette canadair, provenienti anche da altri Paesi della Comunità Europea, con centinaia di uomini del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, della Croce Rossa, dei carabinieri e della polizia oltre ad alcuni manipoli di volontari.

La bestia rovente sta divorando vasti spazi della provincia di Oristano, migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case lambite dall’immane incendio che si autoalimenta e che non si fa domare, chissà se scaturito da casualità o da malefiche esche dolose.

I roghi impazziti nella loro rabbia a macchia di leopardo hanno causato la morte di tantissimi animali e il forte vento, complice vigliacco, sta gonfiando la catastrofe direzionandola verso i centri più sfortunati, Bonacardo, Santu Lussurgiu, Cuglieri e Sennaiolo.

L’ultimo tirannico incendio del 1994 stuprò profondamente questa zona, risparmiando i due millenni di storia dell’olivastro  ‘Sa Manca Manna’ , vero e proprio emblema del paese di  Cuglieri, questa volta è stato purtroppo acchiappato dalla brutalità di vampe e di tristissimi falò.

Ma dalla dolorosa imperiosità del delirio che distrugge e azzera, spunta come sempre una storia che non è mielosa e sdolcinata o da appendice estetica: quella di un intrepido cane pastore che è rimasto fermo, inchiodato dal suo dovere di guardiano delle pecore, davanti ad un muretto ormai arroventato.

Osservo le sue foto e il magone si spande come un mare di pece dentro le mie emozioni : l’eroe a quattro zampe, per ora senza nome ma con un carico inestimabile di commovente coraggio spinto ad oltranza, appare quasi raggomitolato su se stesso, nella mortificazione delle ustioni che lo hanno raggiunto al muso, alle orecchie e alle zampe , nella rassegnata sofferenza di troppe ferite.

I veterinari assicurano che si salverà, dopo averlo portato via con la forza dal tappeto di brace che lo circondava : ora riposa nella clinica veterinaria Duemari di Oristano e le amorevoli cure gli restituiranno probabilmente la certezza della vita.

A questo cane senza nome, mi verrebbe voglia di attribuire dieci, cento, mille affettuosi nomignoli, tutti colti dai colori dell’arcobaleno. 

E se chi legge suppone di intravvedere fra le righe stucchevole retorica o stupida celebrazione di un essere non umano che di umano ha certamente anche l’anima,  vorrei proporre questo post scritto da Sabry, con tenerezza e palpitante orgoglio : 

” Il simbolo della nostra Sardegna, un cane si, ma un cane che è più umano di voi…E’ rimasto a guardia del suo gregge fino all’ultimo, a costo della sua vita. A voi piromani maledetti, a voi che non siete bestie ma mostri. Ci avete distrutto, ma risorgeremo”

Penso, aspettando il suo vero nome, di battezzarlo “Cane” senza voli pindarici, regalandogli comunque una lettera maiuscola con una luccicante medaglia e un triplo osso da papparsi quando si sarà ripreso dalle miriadi di bruciature che ha collezionato probabilmente senza abbaiare.

E resto conquistato da una nuova ventata di stupore, di benevolenza e di passione

per un soldato senza mostrine che ha mostrato i denti a grappoli di scintille senza retrocedere di un millimetro, perché il dovere non è stupida attitudine bensì principio di preponderanza morale. 

Un soldato con la coda che oscillerà allegramente quando  celebrerà l’incontro con quel nutrito gruppo di signore e signorine lanute e belanti, sempre pronte a raggrupparsi ordinatamente ai decisi ordini del loro sorvegliante.

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