Un mondo di plastica

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La plastica, questa sconosciuta, avremmo potuto dire solo 160 anni fa. È infatti nel 1861 che Alexander Parkes brevetta un primo materiale plastico, battezzato parkesina, da alcuni processi chimici condotti a partire dalla nitrocellulosa e la canfora. Eppure da allora a oggi ne è passata di plastica sotto ai ponti. Non c’è praticamente oggetto d’uso quotidiano che non esista anche in una versione di plastica. La plastica è ormai ovunque. Anche e soprattutto sotto forma di ciò che è il prodotto che più di ogni altro ci contraddistingue: l’immondizia.

La si trova nei deserti, sulle cime delle montagne, ma neppure gli abissi oceanici o i ghiacci artici si salvano. Le stime delle emissioni globali di plastica nei laghi, nei fiumi e negli oceani del mondo variano da 9 a 23 milioni di tonnellate all’anno. Con una quantità simile di plastica scaricata nell’ambiente è difficile poter pensare di far finta di nulla. E stando alle conclusioni di uno studio condotto dall’Università di Stoccolma e dall’Istituto Geotermico Norvegese, l’inquinamento da plastica è ormai a un passo dall’essere irreversibile.

Proprio così. Un po’ come cantava anni fa Gianluca Grignani: “Ho provato ad essere come tu mi vuoi/ Tanto che sai in fondo cambierei/ Ma son fatto troppo, troppo a modo mio/ Prova ad esser tu quel che non sei!/ Io vengo dalla fabbrica di plastica/ Dove mi hanno ben confezionato/ Ma non sono esattamente uscito/ Un prodotto ben plastificato”. Quel che siamo, è piuttosto evidente. Siamo la più grave minaccia per la vita e l’equilibrio ambientale del Pianeta. Siamo coloro che sono riusciti a sparpagliare dappertutto ciò che Madre Terra aveva sapientemente nascosto sotto il tappeto.

La velocità con cui riusciamo a produrre dal petrolio e a liberare nell’ambiente la plastica sta provocando effetti che in futuro difficilmente saremo in grado di controllare e arginare. Anche in quei Paesi che dispongono di buoni impianti di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, le misure messe in atto, come i processi di riciclo e smaltimento, non sono più sufficienti a tenere a bada la valanga, lo tsunami di plastica che quotidianamente viene prodotta. E intanto la plastica si accumula nell’ambiente.

Si accumula rapidamente, al contrario dei tempi lunghi necessari per degradarsi. E, come se non bastasse, le plastiche, soprattutto nelle aree più remote del Pianeta, si ammassano indisturbate e gli effetti a lungo termine restano francamente un’incognita. Intanto, ciò che sappiamo, è che micro e nanoplastiche si trovano dappertutto. E poco o a nulla serve credere che risolveremo tutti i nostri guai separando la plastica dal resto dei rifiuti. Ciò che servirebbe è forse soltanto una macchina del tempo che ci riporti a quando eravamo capaci di vivere benissimo perfino senza plastica.

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