Un poro Cristo Gay

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Polemichetta in odor di sacrestia nell’Italia bacchettona, quella delle Meloni-indignate e dei Salvini che baciano i rosari. Tra i gay Pride che a fine giugno erano sfilati per le strade italiane, c’era un figurante con un crocifisso e tanto di stigmate.

Il famigerato Disegno di legge Zan, che dovrebbe porre un freno alle persecuzioni omofobe, ha infiammato la vicina penisola. Le polemiche pretestuose si sono affastellate, tra l’ex ministro Pillon, i deliri dei suoi correligionari e le indignazione della destra fascistoide, che salta come un topo su una piastra elettrica ogni volta che può aggredire in qualche modo la comunità LGBT+.

A dare fuoco alle polveri, un personaggio che in uno dei Pride, sfilava vestito (o svestito) da Gesù Cristo con tanto di croce, corona di spine e accessori vari. Apriti o cielo. Giorgia Meloni, che ormai gongola per aver superato nei sondaggi l’amico Salvini, si erge a novella Giovanna d’Arco a difesa della religione e della creanza.

“Per quanto mi interroghi, non riesco a trovare una risposta a questa domanda: che bisogno c’è di mancare di rispetto a milioni di fedeli per sostenere le proprie tesi? Aggiungo: come si concilia la lotta alle discriminazioni, alla violenza e all’odio con i cori di insulti e minacce contro chi non è d’accordo con il ddl Zan? Se sei convinto delle tue idee e delle tue posizioni, non hai bisogno di insultare nessuno. Io la penso così. Qualcun altro evidentemente no”.

Da astuta politica, Giorgia meloni mantiene dei toni pacati, che servono a evidenziare ancora di più l’”orrore” che si è svolto nella sfilata LGBT+. 

Il discorso è interessante. Un finto Cristo, che evoca evidentemente la persecuzione a cui sono sottoposti spesso gay, lesbiche e transgender, offende i seguaci della religione cattolica. A noi però amici del mondo LGBT+ e laici (ma anche credenti), non dovrebbero offendere le ingerenze vaticane che in una nota di due pagine, si è rivolto al parlamento italiano, sollecitandolo a fermare il testo (di legge NdR), perché alcuni contenuti “avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli” .

In che modo, un disegno di legge contro le discriminazioni al mondo omosessuale lederebbe le libertà dei cattolici, rimane un mistero, più fitto ancora di quelli di Fatima. Indagando più a fondo, scopriamo che i cattolici avrebbero paura di non poter più esprimere le loro opinioni (negative ovviamente) nei confronti delle pratiche omosessuali. Cosa ridicola, perché una cosa sono le discriminazioni, una cosa le opinioni. E infatti il disegno di legge prevede la cosiddetta clausola “salva idee”, dove si legge:

“Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”.

Dunque si rilassino i cattolici integralisti, tanto offesi da quel povero cristo gay. La loro libertà di opinione, seppur bacchettona e ridicola è salva. Così come è salva la nostra, visto che anche da noi, quando si è votata la legge contro l’omofobia, c’era chi si preoccupava di non avere più libertà di parola.

E anche qui la questione è palese: insultare, discriminare, sminuire, sono prevaricazioni che in altri casi già la legge persegue. Le opinioni, pur se tristi e squallide, quelle no, possono continuare ad albergare in cervelli ottusi e privi di empatia.

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