Voghera: un Wyatt Earp di provincia

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Diciamolo senza vergogna: Youns El Bossettaoui, il marocchino ucciso da un assessore leghista a Voghera è la vittima perfetta. Immigrato irregolare, maschio, con precedenti penali, ubriaco e che molestava gli avventori di un bar.

Tutti gli ingredienti per far dire alla gente, dopo la sua uccisione con un colpo di pistola da parte dell’assessore alla sicurezza leghista Massimo Adriatici: “ Ha fatto bene!”. 

I fatti, ora al vaglio degli inquirenti sembrano chiari. Certo che per Massimo Adriatici, leghista assessore alla sicurezza per il comune di Voghera nella giunta di centro-destra, invocare il colpo partito accidentalmente e la legittima difesa risulta un po’ difficile. Anche perché El Bossettaoui è stato colpito in pieno petto.

“Noi lo chiamavamo lo sceriffo, perché aveva modi troppo bruschi, verso i deboli, verso la microcriminalità…”

Racconta Giampiero Santamaria, coordinatore de “La buona destra”, partito brianzolo che non ha evidenti simpatie a sinistra. E proprio per questo le sue parole, insieme a quelle di altre persone, fanno capire che tipo di personaggio sia Massimo Adriatici. Un uomo convinto che la città fosse sua e la giustizia un fatto personale. E sì che il suo percorso, prima come funzionario di polizia, poi come avvocato e poi ancora come Docente di diritto penale e procedura penale presso la Scuola allievi agenti Polizia di Stato Alessandria, avrebbe dovuto creare i presupposti per un agire nel solco della legge e non come un Wyatt Earp di provincia.

Eppure, in un’intervista del 2018 a “La provincia Pavese”, dichiarava:

“L’uso di un’arma deve essere giustificato da un pericolo reale, per la persona che la usa, per le sue proprietà o quelle altrui. Ma questo non significa farsi giustizia da soli. Ovvero, la legittima difesa si configura se sparo per evitare che qualcuno spari a me, o non ci sono altro mezzi per metterlo in fuga ed evitare che rubi. Sparare deve essere l’extrema ratio, l’ultima possibilità da mettere in atto se non ne esistono altre”.

Una cosa è dire quello che vogliono sentirti dire, un’altra la realtà che esce dal ritratto fatto dai testimoni di Voghera sul nerboruto e prepotente assessore.

Salvini ovviamente e per calcolo politico, è sceso immediatamente in difesa del suo assessore-giustiziere. Ovviamente il leader leghista descrive da una parte la brava persona, funzionario, docente di diritto, assessore. Dall’altro l’emarginato farabutto, senza arte né parte. Come se questo bastasse a giustificare una morte tanto stupida. (guarda il video)

Perché se la legge esiste, e l’abbiamo creata noi nei secoli, con tanto di magistratura, polizia e sistema giudiziario, è proprio perché ognuno di noi ha dei diritti. E sparare alla gente per strada durante una lite, non è contemplato nel diritto. Se hai problemi, chiami la polizia e lasci che siano loro a occuparsene. L’alternativa è proprio quello squallido far west, dove si spara alla gente per un nonnulla e dove si appendono i vagabondi e i ladri di bestiame al primo albero fuori dal paese.

Il fatto che El Bossettaoui fosse un balordo, non giustifica minimamente l’assessore, e non giustifica il fatto che girasse armato con la pistola carica e il colpo in canna, pronta ad uccidere. Se l’Italia vuole ridursi come gli USA, si accomodi. Lo farà continuando a votare questa destra che solletica la pancia dei frustrati con l’illusione di una pulizia etnica a colpi di pistola.

E c’è una certezza, che abbiamo dal secolo dei lumi, da centinaia di anni di discussioni, di filosofia, di legislazione: farsi giustizia da se è una sconfitta dello stato e una regressione della società.

A prescindere da cosa stabilirà l’istruttoria, resta l’amarezza di una vittima che viveva ai confini della società, della legalità e dimenticata da tutti, un gaglioffo per cui pochi hanno sprecato parole o lamenti. Solo una donna ha posato dei fiori sul luogo della sua morte, spiegando ai giornalisti:

“L’ho fatto per lui e per i tanti ragazzi borderline che sono come lui ai margini. Su quello che ha fatto l’assessore giudicherà la magistratura. Da cittadina posso dire che non mi sento più tranquilla a sapere che l’assessore della mia città gira armato”.

E da cittadino posso dire anche io che mi fa meno paura un balordo ubriaco con la maglietta sporca che un avvocato in doppio petto armato e con manie giustizialiste. Un uomo per cui la pietà verso gli ultimi, come assessore aveva anche varato un divieto di accesso alla città per senzatetto e mendicanti, era fumo negli occhi. 

Un uomo per cui “riempire di piombo quel tizzone d’inferno”, come avrebbe detto Tex Willer, è stata un’opzione preferibile a quella di seguire la giustizia, come avrebbe dovuto insegnare anche ai suoi allievi. 

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