Codignola racconta “cosa fare a Francoforte quando sei morto”

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Un romanzo dedicato al mondo dei libri? Non è il primo, e non sarà l’ultimo. Ma questo, di Matteo Codignola (“Cosa da fare a Francoforte quando sei morto”), è unico e speciale. 

Matteo Codignola è traduttore (di Mordecai Richler, non per dire), editor della casa editrice Adelphi e, non da ultimo, scrittore. Un po’ anomalo, basta dare un’occhiata ai titoli delle sue precedenti pubblicazioni (“Un tentativo di balena” nel 2008, “Vite brevi di tennisti eminenti” del 2018), ma scrittore vero. Una volta di più lo dimostra con questo nuovo: “Cose da fare a Francoforte quando sei morto” sempre per Adelphi.

Un racconto autobiografico incentrato sulla “rituale” trasferta che ogni anno, accompagnato da un partner originale (un fotografo sempre alla ricerca del click risolutivo), deve praticare per la Buch Messe di Francoforte, vale a dire il Sancta Santorum dell’editoria, europea di sicuro, mondiale probabilmente. Un viaggio che i due svolgono in auto (un maggiolino) per evitare brutti incontri (concorrenti operanti in altre case editrici e/o, peggio ancora, giornalisti delle pagine culturali dei più importanti quotidiani nazionali). Un viaggio che è una specie di passeggiata scolastica fra due “tardo adolescenti” che ne fanno peggio di Bertoldo. Sempre scanzonato senza essere ridicolo, “sul pezzo” ma armato da tantissima ironia, Codignola in 165 pagine mette a fuoco certi meccanismi “nascosti” sul mondo editoriale e trascina il lettore in una dinamica spassosa e crude. Proponendo battute in grado di rivelare parecchie verità. Certo che i lettori che si immagino quali meccaniche celesti si celino dietro la pubblicazione di un libro avranno di che ricredersi. Qui si narrano di operazioni di depistaggio, di giochi di simulazione per non rivelare all’editrice concorrente le proprie carte. Confronti con “i migliori specialisti su piazza della descrizione verbale“, elogi sconfinati su libri “letti da nessuno”, alternati ad altri “non ancora scritti”. Più atroce ancora la narrazione dei tempi quando, si era nel 2008, gli editori si sono messi ad emulare l’atteggiamento delle banche: “il business globale, riempirsi cioè la pancia di titoli altamente tossici, che mesi dopo qualcuno avrebbe comprato senza fare troppe domande sul loro effettivo valore“. 

Poi inseguimenti, bugie, bluff: cosa non si farebbe pur di mettere le mani sui diritti di un certo titolo “vantato” come uno di quelli in grado di risollevare non solo un’annata, ma molto di più. E intanto le leggende si sprecano: si narra che Calasso abbia sottoscritto un contratto esclusivo con Carrère, dopo una specie di rapimento, dentro uno sgabuzzino (Codignola ovviamente non fa i nomi), oppure si fa ricorso al “colpo dei colpi”, quando si è scoperto Sandor Marai e si sono avuti i suoi diritti a livello mondiale. Grazie ad un humor britannico, il lettore non trova una frase per annoiarsi.

Ma qui abbiamo anticipato la parte conclusiva, senza dire niente del viaggio, che merita tantissimo. In special modo per quanto attiene il territorio “svizzero”.  L’irrinunciabile sosta per il cordon bleu nei paraggi di Lucerna (nemmeno suona stonata la copertina, che raffigura due gaudenti di mezza età, con orrendo pullover a rombi, che si gustano una fondue in un panorama alpino -e classica bandiera rossocrociata in alto a destra-), il passaggio dal Ticino. Davvero bello e divertente. Citiamo: “Neanche il bar del Mövenpick era un posto allegro, ma credo abbiate oramai capito che un certo tipo di tristezza elvetica coincide con la mia idea di gaiezza“.

“Cose da fare a Francoforte quando sei morto”, 2021, di Matteo CODIGNOLA, ed. Adelphpi, 2021, pag. 168, Euro: 18,00.

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