Facebook, petrolio e fake news

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Il nove agosto scorso è stato pubblicato il sesto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, noto anche come Ipcc. Quest’organo delle Nazioni Unite che raggruppa gli scienziati di 195 paesi ha stilato l’ennesimo rapporto scientifico sui cambiamenti climatici in atto. Le conclusioni a cui è giunto? Le attività umane stanno alterando il clima della Terra in maniera “inequivocabile” e “senza precedenti” rispetto alle ultime centinaia di migliaia di anni. 

Così di fronte a quest’evidenza, già da un po’, le multinazionali del petrolio hanno deciso di lasciar perdere il negazionismo climatico duro e puro passando piuttosto alla disinformazione. Alla strategia fumo negli occhi. Un cambio di rotta che vede in Facebook il loro primo alleato. A dirlo, dati alla mano, è una ricerca che ha analizzato più di 25mila pubblicità apparse sul social di Mark Zuckerberg. 

Per la modica spesa di poco più di 9 miliardi di dollari, di cui più della metà di questi soldi vengono dalla compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil (la quinta azienda ad aver emesso più gas a effetto serra al mondo tra il 1998 e il 2015), Facebook ha retto il gioco di chi sui combustibili fossili ci ha costruito un impero. E quasi la metà delle pubblicità ha a che fare con il cosiddetto “green washing”. Si è così raccontato e lodato l’impegno di queste multinazionali attive nel settore delle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni.

In pratica passando da causa del problema a soluzione. Suggerendo come anche l’industria del petrolio possa dare e stia dando una mano a risolvere la questione climatica. Che so, per esempio promuovendo il gas naturale come fonte di energia alternativa ed ecologica. Tutto questo malgrado la scienza ci dica l’esatto contrario. Perché il gas, insieme a carbone e petrolio, è una delle principali cause dell’inarrestabile produzione di gas a effetto serra. Eppure c’è chi ancora lo spaccia come soluzione. 

Una concentrazione di gas serra che è aumentata quasi del doppio rispetto all’epoca preindustriale. Di conseguenza, sostengono gli scienziati dell’IPCC, la temperatura media dell’atmosfera è aumentata, dal 1850 a oggi, di circa 1,1 °C. In alcune aree del pianeta l’aumento è stato perfino maggiore, raggiungendo i 3-4°C. Un aumento che, seppur lieve, è stato sufficiente per produrre effetti tangibili in ogni area del pianeta.

Innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacciai polari e alpini, riscaldamento e acidificazione degli oceani, riduzione della produzione agricola e maggiore frequenza, intensità ed estensione dei cosiddetti eventi meteorologici o climatici estremi, come ondate di caldo, siccità prolungate, piogge torrenziali, uragani e cicloni, alluvioni e mareggiate. Insomma, davvero non ci stiamo facendo mancare nulla.

Neppure le fake news, o le notizie pseudoscintifiche, diffuse attraverso le pubblicità sponsorizzate su Facebook. Fonte di disinformazione su cui il social network avrebbe chiuso un occhio, mettendo da parte la sua normativa sulle inserzioni e il suo impegno ambientalista. Una presa per i fondelli bella e buona se pensiamo che, da parecchio tempo Zuckerberg, dice di battersi per la lotta al cambiamento climatico e alla disinformazione sul tema. 

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