Ho vinto la casa del boss

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Il Messico è un paese strano. Messico e nuvole, la faccia triste dell’America. Così cantava Enzo Jannacci. La faccia triste, sì, ma anche insanguinata e corrotta. Perché il Messico è un paese di 126 milioni di abitanti, in cui la violenza è all’ordine del giorno. Dove dal 2006, la lotta contro il narcotraffico si è militarizzata. Da quel momento sono state ammazzate quasi 275mila persone. Nel 2019, in media, si sono contati 95 omicidi al giorno. Ma per ripianare in parte i torti e dare un segnale alla popolazione, il governo messicano ha deciso, con una lotteria, di ridistribuire i beni confiscati a trafficanti di droga e funzionari corrotti.

E allora passiamo in rassegna cosa si potrà vincere grazie a questa riffa a dir poco singolare. Forse il premio più ambito, visto a chi è appartenuto, è la casa di Culiacán, la capitale dello stato di Sinaloa, dove ha abitato una leggenda del narcotraffico mondiale: Joaquín “El Chapo” Guzmán. Un’abitazione circondata dalle palme e da un’anonima ringhiera nera, una casa in cui El Chapo s’era nascosto a lungo prima di essere beccato e arrestato per la seconda volta dalla polizia, nel febbraio del 2014.

E così, il prossimo 15 settembre, in occasione del Giorno dell’Indipendenza messicana, con un biglietto del costo di poco più che 10 euro, chiunque si potrà aggiudicare uno dei premi in palio. Premi per un valore complessivo di circa una decina di milioni di franchi, tra cui figurano decine di case, terreni e altri beni di lusso appartenuti proprio al leader del cartello di Sinaloa, El Chapo, ma non solo. In questo modo lo Stato sudamericano mostra a modo suo i muscoli, dimostrando di essere più forte del narcotraffico.

Più forte anche di El Chapo che, in questo momento, sta scontando la propria pena in un carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti. Ma che, prima di essere catturato e condannato, era riuscito a scappare in più di un’occasione. Memorabile l’evasione da un carcere messicano nel 2015, da cui, malgrado fosse videosorvegliato notte e giorno, era riuscito a fuggire attraverso un tunnel sotterraneo lungo circa un chilometro e mezzo, costruito dai suoi complici e probabilmente anche grazie all’aiuto di alcune guardie.

A rendere particolare la casa di Culiacán era la presenza di un passaggio segreto nascosto sotto la vasca da bagno che conduceva a una rete sotterranea di tunnel in grado di collegare tra loro ben otto abitazioni. Per alcuni anni la casa era stata perfino messa all’asta. Oggi però, proprio come se si trattasse di un ambito trofeo di guerra, è semplicemente diventato solo uno dei tanti premi della Lotteria nazionale promossa dall’Istituto per la restituzione delle cose rubate al popolo, che è nato con lo scopo di ridistribuire all’intera comunità questi beni confiscati.

Tra i ventidue premi messi in palio, da Acapulco alla Bassa California, c’è davvero di tutto. Anche una villa appartenuta a Carrillo Fuentes, situata in zona poco fuori dal centro di Città del Messico, in cui venivano regolarmente organizzate feste ed altre cerimonie. Una villa grande più di tremila metri quadrati, con tanto di piscina climatizzata, nove camere da letto e una cantina per i vini. Ma tra i premi più ambiti non figurano solo beni confiscati ai narcotrafficanti più illustri, la lotteria metterà infatti in palio anche un palco riservato, ricavato all’interno dello stadio Azteca di Città del Messico. Un palco che, negli anni Ottanta, fu utilizzato arbitrariamente dal presidente dell’Ufficio dei Pronostici della Lotteria nazionale e dai suoi amici più stretti. A dimostrazione di come l’occasione faccia l’uomo ladro, a maggior ragione in Messico. O almeno così pare. 

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