Honduras: l’arbitro con la pistola

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Prima che tutto, ma proprio tutto, sia fatalmente liquidato dalla trituratrice dei racconti già narrati, mi soccorre una notizia di calcio amatoriale dall’Honduras:  nel comune di La Jigua, dipartimento di Copan, su un campo di calcio discretamente spelacchiato un arbitro, ovviamente munito di fischietto e di cartellini gialli e rossi, ha estratto dalla nera giubba il jolly di una pistola per difendersi efficacemente da un furente assalto di tifosi ostili. Dal calcio di rigore al calcio dell’arma, è stato un fuggi fuggi generale.

Probabilmente lo sgambetto era stato reale e plateale ma senza l’ausilio del VAR le vicende del calcio dilettantistico vanno come vanno e se il direttore di gara aveva preso il classico granchio, nel momento in cui i tifosi con il travaso di bile hanno deciso di invadere il terreno di gioco, ha realizzato che ammonizioni e espulsioni assumevano in quel preciso istante, il valore di un due di briscola stropicciato. 

L’arbitro  allora ha sfoderato l’arma, puntandola ad altezza d’uomo, mentre al più vicino dei suoi contestatori spuntava l’ottima idea di spiattellarsi sulle zolle per salvare la pelle, alla faccia del penalty negato.

Il momento, all’inizio connotato dai consueti siparietti di ondivaga comicità, stava assumendo una dimensione di tensione e di drammaticità immortalate da diversi video riversati, come una ola sugli spalti. (guarda il video qui sotto)

“Ha una pistola” , è stato il grido esterrefatto di uno degli ossessi approdati sul campo verde, pronti a tastare la consistenza delle corna del direttore di gara e la solidità dei suoi polpacci da spolpare a calcetti e calcioni.

“L’arbitro impugna un’arma“, è seguito il commento di un contestatore non più in fase di contestazione in quanto concentrato nel darsela a gambe.

Anche il quotidiano Honduregno Diez (Diario deportivo DIEZ), testata che si occupa dello sport casalingo e internazionale, si è ovviamente interessato dell’incontro sospeso, apprezzando il fatto che la situazione non sia totalmente degenerata grazie alla clemenza dello sceriffo direttore del match che si è limitato a conquistare, senza premere il fatidico grilletto, vastissimo spazio fra la folla che sfollava alla chetichella con qualche sporadico caso di cacarella.

Pare che contestazioni, polemiche e dibattiti si siano sopiti anche negli spogliatoi, dove lo scrosciare delle docce ha elegantemente sostituito insulti repressi e imprecazioni, rinviate a tempi meno bellicosi.

Si suppone comunque che la squalifica per l’arbitro,  comminata dalla Federazione, non dovrebbe essere a vita ma attorno ai due o tre anni.

Intanto girano le similitudini con l’arcinoto  personaggio  del film Toy Story, Woody Pride e gli spiritosoni di turno sfornano battute a palate, dopo aver evitato qualche bossolo rasopancia.

Nel frangente specifico, resta chiarissima una cosa : l’arbitro non era il solito omologabile “pistola”, avendo esibito una insolita inaspettata pistola, forse non propriamente omologata. 

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