I Verdi e i panni sporchi

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È Andrea Stephani, Gran Consigliere del movimento ecologista ticinese a dare voce al malanimo che scorre tra i Verdi in merito alla manifestazione del 4 agosto al festival di Locarno dei no-vax, al quale hanno partecipato anche i due consiglieri comunali, (sempre dei Verdi) Marko Antunovic e Sheila Mileto.

Anche se malanimo è una parola gentile, quando invece sembra che molti nodi stiano arrivando al pettine. Come in altre situazioni, gruppi e famiglie, il Covid è riuscito a spezzare legami che duravano da anni, a mettere fratello contro fratello. Da troppo tempo vediamo gente che si strappa gli stracci di dosso per difendere l’una o l’altra tesi. Scrive Stephani su Facebook:

“Purtroppo ci risiamo. E non si tratta di una singola presa di posizione, visto che solo una decina di giorni fa una delle persone coinvolte nelle manifestazioni di Locarno pubblicava online un’immagine disgustosa, proveniente da una pagina online che inneggia un po’ a Viktor Orban e un po’ a Vittorio Sgarbi (sic) e che suggeriva una sorta di classifica “buonista” delle priorità delle minoranze da difendere. Come se fosse obbligatorio scegliere; come se ci fosse un limite massimo di diritti da rivendicare e di ingiustizie contro le quali schierarsi; come se non si potesse essere al contempo favorevoli all’estensione dei diritti civili alle persone LGBT e alla sopravvivenza degli indios della foresta amazzonica.

Al di là delle questioni in sé (presunte lobby gay, no mask, no vax, 5G & complottismi vari) nelle quali neppure oso addentrarmi, per i Verdi del Ticino non si tratta, purtroppo, nemmeno di un caso isolato. Senza scomodare il passato recente, vi sono alcune persone che ancora oggi occupano cariche in seno al partito quantomeno in contrasto con le posizioni dei Verdi Svizzeri. E soprattutto – e a mio modo di vedere in maniera ancora più insostenibile – in aperto contrasto con la razionalità ed il buon senso.

“I panni sporchi vanno lavati in famiglia”, direbbe qualcuno. Ci ho provato, senza alcun successo e comunque oggi non mi va più di stare zitto e di ingoiare l’ennesimo boccone di m…a. Non mi va di fare finta di nulla e lasciare che la cosa passi all’acqua bassa, come se nulla fosse. Già perché, per non offendere le vari correnti demenziali all’interno dei Verdi, non ci sarà alcun distanziamento ufficiale da parte del partito. Ed è questo che non mi va giù da diversi mesi ormai: nei Verdi le persone di buon senso sono ostaggio di una minoranza di fanatici. Io non ci sto più. Oggi, a maggior ragione, chi tace è complice.”

La presa di posizione di Stephani segue quella dei colleghi in CC di Locarno dei due verdi, che hanno fortemente stigmatizzato, soprattutto il fatto che alla manifestazione si paragonassero i diritti “violati” di chi non si vuole vaccinare a quelli degli ebrei nei campi di concentramento. Tra i firmatari del comunicato, la Consigliera comunale Giulia Maria Beretta che esprime anch’essa sui social il suo disagio:

“…È demoralizzante però che molti autonomi e ambientalisti sfiduciati dalle istituzioni, cadano in questa trappola ideologica.

Il fascismo non inizia con provvedimenti sanitari, necessari per debellare una pandemia che tocca i più vulnerabili. Il fascismo parte da paure irrazionali, da individualisti raccolti in branco per mantenere dei privilegi. In primo luogo il fascismo si nutre di disinformazione e propaganda e la confusione ideologica che disseminano.

Chi vede nell’ascolto della scienza in ambito pandemico l’inizio del fascismo, faccia caso a quale orientamento politico si è schierato contro ai provvedimenti Covid o nega più di 4 milioni di morti. Il negazionismo della pandemia è stato fomentato dallo stesso Alt Right che nega anche l’Olocausto, i provvedimenti sanitari sono promossi dalle sinistre. Crediamo davvero che in questo capitolo di storia il fascismo lo porteranno la sinistra progressista e la comunità scientifica e non l’estrema destra populista? …”

Il partito dei Verdi, cerca di gettare acqua sul fuoco con un comunicato di cui estrapoliamo il concetto di base:

“(…) Dopo un chiarimento interno è stato appurato che i due consiglieri comunali Verdi, che hanno partecipato a titolo personale, pur essendo scettici sulla vaccinazione e sull’utilizzo del Covid pass, non condividono assolutamente l’ignobile accostamento tra Olocausto e pandemia e deplorano l’utilizzo del simbolo della stella di Davide fatta dai promotori della manifestazione. Non era assolutamente loro intenzione offendere la memoria dei superstiti della persecuzione ebrea e non condividono neppure l’attacco al festival (…)”.

Discutibile. Come dice bene Stephani, troppo spesso si affastellano credenze al limite della logica con teorie del complotto e idee alquanto confuse su quale direzione un partito debba prendere. Un po’ troppo comodo scusarsi dopo aver partecipato alla solita manifestazione di squinternati egoisti che pensano solo a se stessi, convinti che il Covid sia un’invenzione delle case farmaceutiche.

Una questione che ricorda i fatti che avevano coinvolto sempre a Locarno un candidato Consigliere comunale, stavolta della Lega, candidato poi espulso. La querelle riguardava simpatie nazifasciste del candidato espresse sui social. (leggi qui sotto)

Le scuse servono a poco. Serve che i partiti tutti, dalla Lega ai socialisti passando per tutto l’arco politico, vaglino meglio le idee e le aspirazioni dei candidati. Troppo spesso negli ultimi tempi assistiamo a sfilate di personaggi improponibili inseriti in lista per disperazione.

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