Il gabbiano ladro ucciso a sassate

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Un gabbiano, agile a furtivo negli azzurrissimi cieli che sovrastano la spiaggia libera di Marina Grande di Capri, mette a fuoco il succulento panino che un bambino rotondetto sta sbocconcellando accomodato con le chiappe sui caldi merletti di sabbia. Il pennuto elabora una rapida strategia di avvicinamento, pregusta l’indicibile sapore della conquista e si tuffa, quasi a perpendicolo: ” zac” il tramezzino viene uncinato dal lesto becco, fra due ali che frullano in ritirata.

E’ una torrida mattinata di agosto e se un refolo di vento si permette di sussurrare, subito viene spernacchiato dall’invadente supremazia dell’afa. Poi il sibilo di una veemente e vigliacca sassata rompe la calura estiva, così precisa e secca da stecchire il povero volatile che piomba sui sassi , spargendo formaggio e mortadella su uno scoglio aguzzo come una punta di lancia, mentre la sua vita se ne va, educatamente silenziosa, trascinando verso qualche cirrocumulo sfilacciato le ultime dissolvenze di circonferenze libere e spensierate, dentro il librarsi di quella redenzione che solo Madre Natura sa regalare.

La famigliola napoletana in vacanza giornaliera, proprietaria del panino,ha prontamente vendicato lo scippo e lo sgarro, perché la sacra legge della tutela dei minori prevede che le michette non possano essere carpite da un uccello marinaro, ladruncolo e caciarone, ostile nemico della lievitante obesità di un ragazzino perennemente masticante.

Un gruppo di turisti spagnoli, basito e attonito ma ancor più addolorato per lo spregevole episodio, interviene vivacemente per esprimere sdegno, disappunto e condanna, dapprima a pungenti parole  e poi con gesti opportunamente offensivi, certo commisurati alla barbarie perpetrata per vendicare un accadimento che avrebbe dovuto suscitare ilarità, buon umore e perfino empatia per un raid gabbianesco.

Deflagra la rissa, si passa dalle parole ai fatti e un energumeno brandisce un ombrellone come una clava, roteando il parasole come se fosse il rosario di un calcinculo e colpendo alla fine, come da consolidata letteratura, un tipo totalmente estraneo alla nauseante e inaccettabile storia: un caprese , dipendente della funicolare, che totalizza 25 punti di sutura agli arti inferiori.

Sul posto sopraggiungono agenti della polizia di stato e della polizia locale per restituire una sorta di rammendo a una sceneggiata nata da una cialtronata.

E intanto le zampe del gabbiano si sono raggomitolate nella resa definitiva e le sue ali svigorite hanno già accorpato la sfumatura dello sgomento di una giornata di sol leone, dove un’inaccettabile orda di sentimenti disumani ha preso a sassate la gioiosa energia sciolta e sprigionata di una creatura imponderabile. Così si è liquefatta una carezza volante, carica di un’illusione nata dal lieve e ingenuo sogno di un panino imbottito di salume.

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