Il maratoneta testa di fava

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Riosservando il video più volte e non trovando attenuanti generiche né scuse redimenti, vorrei gridare al mondo che il maratoneta francese Amdouni , impegnato nella formicolante e avvincente gara di chiusura dei Giochi Olimpici di Tokyo, sia una emerita testa di fava, uno scemocentrico, un insolente seriale. 

Al 28esimo chilometro del percorso tatuato da una afa boia, il transalpino dal cervello supino ha  affiancato le varie postazioni di rifornimento buttando a terra, con sistematicità, tutte le bottigliette d’acqua posizionate per i concorrenti, afferrando con indifferenza l’ultimissima della fila, l’unica rimasta in piedi.

Direi che l’ultimo giorno di gare ha presentato alla sterminata platea degli appassionati uno sfrontato scarpinatore protagonista di uno degli episodi più sconcertanti e antisportivi della stupenda kermesse a cinque cerchi: l’abbattitore di decine e decine di contenitori allineati per bene ha interpretato il ruolo dell’Attila che adora prendere a calci nel sedere il prossimo, dell’oppressore delle esigenze collettive, del deformatore del buon senso e dell’infame rinnegatore delle necessità altrui.

Amdouni non è stato vittima di un feroce quanto repentino colpo di sole essendo presumibilmente uno dei più autorevoli esponenti della “Scuola del chissenefrega”.

Morhad Amdouni si è beato di un gesto intenzionale mirato a fiaccare per sete galoppante i suoi avversari, sgomitanti e ciondolanti in un gruppetto che evocava il raduno di cammelli orbati dell’oasi di turno.

Il suo atteggiamento, così antidecoubertiano da strappare versetti di incredulità fra il manipolo di volontari impegnati a rifornire i maratoneti con spugnette, cubetti di ghiaccio e sinergici sorrisini dietro le mascherine, si è rivelato di una ignominia gigantesca e plateale, scatenando immediatamente la legittima ira sui social che non solo si dissociavano, ma che condannavano con sanguigno vigore.

E mentre la temperatura si alzava a collo di giraffa e tanti gareggianti si accasciavano stremati, quasi collassando ai bordi delle infinite vie transennate, il meschino eccellente sgambettava da brutto anatroccolo asciuga brocche , brocco a sua volta perché, nonostante il geniale e infinocchiante stratagemma, tagliava alla fine il traguardo con una modesta diciassettesima posizione, ben idratata ma di certo rubata.

Non mi risulta, per lo meno al momento, che il gabbatore sia stato raggiunto da qualche esemplare sanzione .

Dicono che all’arrivo si sia dileguato, scantonando sotto il suo cappellino da legionario irragionevole, più grande di due taglie sopra quel capo da rapa acciaccata. Intanto i cerchi olimpici scolorivano, un pò per la vergogna e un pò per l’imbarazzo mentre il prode Amdouni, manchevole e dozzinale, si fiondava sotto una doccia, imprecando per il getto inadeguato come la sua materia grigia da affidare alla raccolta differenziata della zelante macchina degli operatori ecologici nipponici. 

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