Il negazionista medio esiste

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Una caratteristica dell’ultima annata, indubbiamente, sono state le interminabili discussioni su pandemia e sulle relative misure di sicurezza. Penso che ognuno di noi abbia l’amico o il conoscente che “i vaccini no perché ci sono i microchip” o “la mascherina in realtà non serve a niente”.

Se vi siete mai chiesti a che cosa siano dovuti questi comportamenti, la scienza ha una risposta,  almeno parziale.

Sabina Kleitman e Lazar Stankov e il loro team di ricercatori presso il dipartimento di scienze cognitive e processi decisionali dell’Università di Sidney, hanno svolto una serie di sondaggi e autovalutazioni volontarie per capire se vi fossero sostanziali differenze a livello psicologico o decisionale tra chi sceglie di ottemperare alle misure di sicurezza e chi sceglie di resistere.

Secondo Kleitman e Stankov, le circostanze dovute alla pandemia hanno offerto un’occasione senza precedenti per studiare i processi decisionali di massa. E, nelle parole di Stankov, “obbedire o meno è stata la più importante e costante decisione richiesta a una maggioranza della popolazione mondiale negli ultimi decenni”.

I risultati dipingono un ritratto complesso del negazionista medio. In primo luogo, orientamento politico. Nel mondo anglosassone (oggetto degli studi, svoltisi in Australia, Canada, Regno Unito e USA) chi non voleva saperne di seguire le norme sanitarie era comunemente associabile a ideali di destra dello spettro politico. I ricercatori hanno comunque dichiarato, che lo scopo non era “profilare psicologicamente metà dell’elettorato” e hanno spostato l’attenzione su altri aspetti.

Usando una tecnica conosciuta come analisi latente del profilo, i ricercatori hanno raggruppato tutti i rispondenti negazionisti per analizzare eventuali caratteristiche condivise dalla maggioranza del gruppo. E signori, qua si apre il vaso di pandora:

Il gruppo disobbediente era generalmente più estroverso, ma meno disposto alla discussione, e meno aperto a nuove esperienze e idee. È anche stata registrata una prevalenza di vari pattern comportamentali: comune è l’uso della negazione per affrontare i problemi, così come l’abuso di sostanze e un comportamento definito “behavioral disengagement” o distaccamento comportamentale, l’atto di comportarsi come se la cosa che ci preoccupa non esista. 

E vi dirò, a quest’ultimo ci si poteva arrivare anche senza ricerche.

Secondo Kleitman, “una scarsa apertura mentale può contribuire a indirizzare le persone verso fonti non ufficiali che confermino la loro visione errata del mondo. Ritirarsi in un ristretto cerchio in cui ti viene ripetuto che tutto va bene e che il covid è una bufala può essere visto come un modo per combattere una paura inconscia”. Secondo i dati raccolti, chi seguiva le norme sanitarie aveva una chance molto più alta di controllare la fonte di un articolo online – l’esatto contrario per chi invece rifiuta di seguire le indicazioni.

In linea con ricerche precedenti, i negazionisti hanno anche ottenuto ottimi punteggi in reattanza *, mostrato di avere norme culturali più vaghe, e una tendenza ben marcata all’amoralità.

In tutto questo è difficile districarsi, ma Stankov ci soccorre: reattanza

“Molti dei tratti della personalità osservati in chi non ottempera sono innocui se presi singolarmente. Tuttavia, se li uniamo nella stessa persona durante le circostanze dovute alla pandemia, possiamo tracciare un identikit piuttosto accurato dello scettico medio, una persona che per diverse ragioni si trova in una situazione di difficoltà che non ha i mezzi per affrontare in modo sano”

Si specula che il fattore scatenante, quello che porta effettivamente la persona a scegliere di non obbedire, sia ciò che Stankov definisce ironicamente “la triade del covid” ovvero caratteristiche quali egoismo, conservativismo, e poco rispetto per le norme sociali.

I dati non confermano niente, e il team di studiosi si è sprecato in molteplici avvertenze a non prendere troppo seriamente i risultati. I direttori stessi del progetto hanno espresso candidamente quali, secondo loro, potessero essere dei fattori limitanti nello studio: focalizzazione su un certo polo culturale, su uno specifico lasso di tempo relativamente breve, su soggetti volontari…

In ogni caso, Stankov e Kleitman non hanno intenzione di creare un mondo dove chiunque si faccia una domanda sia additato come psicopatico egoista. “Questi dati sono di inestimabile importanza per la salute pubblica. Comprendere quali caratteristiche innescano quali processi decisionali potrebbe aiutarci a capire meglio come comunicare con la popolazione in modo da convincere tutti”. Sostiene Kleitman, e fa eco Stankov: “ad esempio, abbiamo capito che un argomento di tipo morale sarà poco efficace con un gruppo tendente all’amoralità, e usarlo avrà il risultato negativo di allontanare ulteriormente questa demografica. Il nostro lavoro è capire meglio per far sì che la gente possa far meglio il proprio lavoro, non giudicare”. 

*In psicologia, tendenza emozionale al recupero della libertà personale di cui il soggetto sia stato parzialmente o totalmente privato.

 risultati sono stati pubblicati nel paper “To comply or not comply? A latent profile analysis of behaviours and attitudes during the COVID-19 pandemic” 

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