Il razzismo nell’era della disinformazione

Pubblicità

Di

Pensando ad alcune delle scelte politiche più eclatanti degli ultimi anni, risulta piuttosto evidente come la manipolazione di certe notizie, unita a una massiccia campagna di disinformazione, abbiano reso possibile l’impossibile. La vittoria di Donald Trump nel 2016 e, nel Regno Unito, il concretizzarsi della Brexit sulla scorta di una campagna referendaria all’insegna della propaganda che veicolava informazioni false o manipolate ne sono un fulgido esempio. E, in entrambi i casi, a far da grimaldello una serie impressionante di balle, o fake news se preferite, a sfondo squisitamente razziale.

Se negli Stati Uniti Trump ha fatto leva sul conflitto interraziale bersagliando gli afroamericani, i promotori della Brexit si sono scatenati sventolando come spauracchio gli immigrati in arrivo dall’est Europa. Del resto non è un caso che l’idraulico rumeno o il falegname polacco, insieme agli immancabili ratti frontalieri, sono da sempre tra i cavalli di battaglia dell’UDC nostrana che ha capito perfettamente come, sulla paura dello straniero e del diverso, si possa costruire una brillante e duratura carriera politica. E puntando tutto sul razzismo e sulla xenofobia si è riusciti a manipolare il nostro modo di percepire la realtà.

Per anni, nel corso del Novecento, si è cercato di trovare un nesso fra il tasso di criminalità e l’appartenenza a una razza. Fior fior di sociologi e di criminologi si son arrovellati sulla questione cercando di dimostrare che effettivamente un legame c’era. Un esempio su tutti è quello della fisiognomica di Cesare Lombroso le cui teorie si basavano sulla convinzione che criminali si nasce e che l’origine del comportamento criminale si può leggere sul volto delle persone, perché il criminale è differente dall’uomo normale e lo si può riconoscere. Eppure, anche in questo caso, si tratta di una mera manipolazione del reale che nulla ha a che spartire con la scienza.

Oggi però il problema non sta solo nel tanto vituperato utilizzo dei social, perché il fenomeno che porta a servirsi delle paure, dei pregiudizi spacciandoli per verità è un cancro ben più radicato di quanto si possa credere. Anche se qualcuno vuole a tutti i costi convincerci del contrario, la maggior parte delle disuguaglianze presenti nelle nostre società non sono qualcosa d’innato o difetti inevitabili del sistema, ma il risultato di precise campagne d’opinione, di idee politiche che attraverso la propaganda martellante hanno trasformato delle menzogne nella base teorica dei nostri pregiudizi.

È esattamente in questo modo che si autoalimentano sentimenti di razzismo e di xenofobia che ardono da sempre sotto la cenere. La disinformazione razzista si alimenta così di falsi miti quali, per esempio, quello dei migranti che portano malattie o vengono in Occidente, non perché scappano dalla guerra, ma per vivere a scrocco. Una manipolazione cavalcata – quando non direttamente prodotta – da una parte della politica, spesso a braccetto con i media, andando a incidere direttamente sulla vita di tutti noi e sul nostro modo di vedere il mondo.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!