“Io posso”: quando la mafia si scontra con la forza delle donne

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Una storia incredibile ma … vera. Due donne che resistono a tutto. E quando la minaccia della mafia si fa eloquente, con quel “Io posso” che sa di onnipotenza, loro non si smuovono. Affrontando l’inverosimile.

Il sogno dei palazzinari? Facile: radere al suolo tutto e costruire, sfruttando al massimo il territorio. La sua realizzazione dipende ovviamente da un paio di fattori: amicizie altolocate che permettono di raggiungere il massimo di sfruttabilità dell’occasione (meglio ancora se la si può oltrepassare, facendo passare per norma l’abusivismo) ed un bel po’ di soldi da investire. In tutto il mondo ci sono persone che si sono arricchite fino all’inverosimile con queste attività. 

Siamo a Palermo, negli Anni Ottanta, e allo Stato parallelo (o Stato nello Stato, insomma la mafia!) non pare vero. Ai suoi occhi l’entrata al Parco della Favorita rappresenta un’occasione ideale, dalle difficoltà irrisorie. C’è giusto una minuscola costruzione ma che sarà mai?, il fastidio è risolvibile senza nemmeno ipotizzare un ricorso “alle cattive”. 

In teoria. Poi, poi le proprietarie (due sorelle sarde: Maria Rosa e Savinia Piliu) una qualche obiezione la muovono. Rifiutano una prima proposta di vendita, poi una seconda assai più generosa. Si vedono recapitare “messaggi” eloquenti (bidoni di calce, corone di fiori, bombole di gas…) ma anche a queste minacce restano indifferenti. Si fa per dire perché la paura inizia a far capolino, ovvio. Ma niente: resistono. Le 2maniere di convincimento” aumentano di grado: addirittura si iniziano i lavori di costruzione di un abominevole complesso edilizio che in pratica ingloba la casa delle sorelle. Fanno ricorso si oppongono ma … niente. Addirittura, e qui siamo a Kafka, si vedono recapitare un documento del Comune nel quale si dichiara che, tempo addietro, c’è stato un cambio di proprietà. Con allegata fattura per il trapasso. Siamo all’assurdo ma niente, sono passati trenta e più anni ma le sorelle resistono, resistono, resistono. E non si muovono. Devono abbandonare la casa, nel frattempo rimasta senza tetto (ironia del caso!).

La storia, incredibile per la sua assurdità, è stata raccontata da Marco Lillo, giornalista d’inchiesta e vice-direttore de “Il fatto quotidiano”, con Pif, l’ex-inviato de “Le iene” e premiato regista del film “La mafia uccide solo d’estate”. Ovviamente, ma va detto e sottolineato, i diritti d’autore di questa pubblicazione vanno direttamente alle due sorelle che, nel passare dei decenni, hanno persino dovuto indebitarsi per inoltrare 44 denunce. 

E il titolo del libro? Emblematico. È la risposta data dal mafioso quando, autoproclamatosi proprietario dell’intera zona (e il fatto fu certificato dall’assessore dell’edilizia del tempo!), si è visto contestare l’abuso. Dicendola con un titolo del Nobel Garcia Marquez questa è “L’incredibile e triste storia della candida Erendira”, del 1973.

E bene hanno fatto Lillo e Pif a raccontarla. Benissimo.  

“Io posso. Due donne sole contro la mafia”, 2021, di PIF e Marco LILLO, ed. Feltrinelli (Serie Bianca), 2021, pag. 151, Euro: 15,00. 

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