Kabul e i ministri

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Abbiamo una ministra della giustizia che non segue i social media. Per motivare il no all’accoglienza di profughe e profughi afghani, Karin Keller Sutter ha detto: “Al momento non c’è un fuggi fuggi di massa dall’Afghanistan. In più non possiamo prendere diecimila persone a caso e portarle fuori dal paese.” Le sono sfuggite le immagini dell’aeroporto di Kabul. 

Il dramma dell’Afghanistan non distoglie i ministri degli esteri dalle vacanze. Quello italiano Di Maio era in spiaggia, ma ha fatto sapere che seguiva attentamente la crisi. Un ghiacciolo alla menta  val bene Kabul.

Quello inglese Raab ha ricevuto una chiamata dall’omologo afghano per discutere la situazione di alcuni collaboratori afghani della Gran Bretagna bloccati a Kabul. Ha detto ai suoi collaboratori di riferire che era in vacanza e, con quel che costano sdraio e ombrelloni, (citazione non confermata da nessuna fonte) “non vorrete mica che lì abbandoni per andare in ufficio.”

Il lavoro a distanza crea fenomeni preoccupanti. Le Ferrovie Federali Svizzere hanno scoperto che in questo periodo alcune dozzine di dipendenti si sono collegati al computer aziendale da 38 paesi diversi. Tolti dall’elenco i frontalieri, restano un bel po’ di di luoghi ameni in cui passare i giorni del lavoro che noi comuni mortali definiamo “da casa”. Un dipendente risultava collegato da Vladivostok in Siberia. Sono sorti dubbi sulla sua salute mentale. 

Dopo la denuncia contro un funzionario cantonale (Consigliere Comunale UDC a Bellinzona, ma questo è un dettaglio) che vendeva sottobanco i numeri di targhe bassi, gira la proposta di consentire le targhe personalizzate per evitare problemi di questa natura. 

Alcune idee per noti personaggi della regione.

“Presidente sempre e comunque” (Filippo Lombardi)

“Lo farò quando sarà necessario” (Norman Gobbi)

“Italia? No, grazie!” (Lorenzo Quadri)

“Sono questioni private” (Claudio Zali)

“Sono Mansueto” (Angelo Renzetti)

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