La destra dai mille volti

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Mille e non più mille. Lo slogan funzionava allora, proprio come oggi. Ma, in fondo, fine del mondo a parte, il volto di chi fa gli interessi di pochi, meglio ancora se ricchi, a scapito della maggioranza e quindi della stragrande parte di tutti noi, ha una sola faccia. La solita. Quella di bronzo. La stessa che abbiamo visto esibita il primo d’agosto. Tra i fischi, in Piazza Riforma a Lugano, così come a Sonvico dove Marco Chiesa, fiero e tronfio presidente del primo partito svizzero, ha usato parole e toni incendiari scagliandosi contro città, parassiti e l’immancabile mamma RSI. Per la serie: politici sull’orlo di una crisi di nervi?

Solo un genio del male, e del marketing più arrogante, poteva davvero credere che potesse bastare un sorriso alla Jack Torrance, magari sfoggiato dalla Karin Valenzano Rossi di turno, per passare inosservati e dare lustro a tutto un Municipio la cui credibilità ricorda tanto quella di un burattino dal naso tanto troppo lungo per non farsi notare. E quindi non stupisce se la festa della patria quest’anno sarà ricordata più per la gara di fischi che per i contenuti pregnanti di un’allocuzione che, se fosse stata scritta da Barbara D’Urso sarebbe risultata di sicuro meno trash e sconclusionata.  

Del resto la tecnica oratoria da provetti imbonitori fin qui sfoggiata dal sindaco Borradori e dai suoi compagni di ruspa non ha funzionato granché. Al contrario, questo modo di fare, si è rivelato per quello che è. Un affronto bello e buono all’intelligenza di chiunque. Le versioni snocciolate ad uso e consumo del più classico “sono loro che sono dei brozzoni, non siamo noi contro l’autogestione di principio” è stata smentita dai fatti. E si sa che le chiacchiere stanno da sempre a zero al cospetto dei fatti. A maggior ragione quando il Municipio cittadino può fregiarsi d’esser sotto inchiesta sia penale che amministrativa.

 “Rattristata, ma sono andata a dormire tranquilla – ha fatto sapere l’indomani in un’intervista la White Lady di Lugano – Non l’ho presa sul personale. Ma ero stata scelta per l’allocuzione proprio in quanto donna in Municipio per sottolineare la ricorrenza storica, e silenziandomi i contestatori hanno oltraggiato le donne e le istituzioni”. In realtà la contestazione era squisitamente ad personam. Personalissima.Ed è per questo che, il tappeto quasi commovente di fischi, ha spogliato di qualsivoglia significato e retorica le parole scritte e lette (male) da chi è diventata simbolo e modello del peggior modo di fare e d’interpretare la politica non solo nostrana.

Piagnucolando e arrampicandosi sugli specchi. Esattamente ciò che ha fatto da un altro palco luganese il deputato ticinese al Consiglio degli Stati Marco Chiesa. Il suo tiro al bersaglio non ha risparmiato nessuno, a partire dalle principali città svizzere ormai diventate roccaforti della sinistra, covi in cui s’annidano i peggiori parassiti fannulloni mangiapane a tradimento. “Siamo incazzati neri, è una schifezza”, ha poi tuonato all’indirizzo della RSI, rea di non essere andata a raccogliere lo sproloquio del presidente nazionale dell’UDC. Una vera schifezza, certo, proprio come una festa d’addio al celibato che non contempli la presenza di una spogliarellista pronta a strusciarsi sui sacri gioielli di famiglia del futuro sposo.

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