La gag dei talebani e lo smacco Usa

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Questa foto dei talebani che si gongolano nella parodia e che si prendono gioco dei marines di Iwo Jima mi trasmette una certa tristezza, inducendomi a pensare con sempre maggiore forza che gli Stati Uniti non solo abbiano abbandonato l’Afghanistan con la frettolosità di un bambino che ha rubato le ciliegie ma anche con l’arrendevolezza di chi decide di riporre il proprio orgoglio in soffitta.

Ed ecco l’immagine di quei mattacchioni di talebani che in una foto  propagandistica plagiano lo storico momento in cui, nel lontano 23 febbraio del 1945, sei marines riuscirono a piantare la bandiera a stelle e strisce sulla cima del monte Suribachi, nel culmine di una furiosa e sanguinosa battaglia della Seconda guerra mondiale. La parodia è discretamente eseguita anche se puzza di una Hollywood un poco rancida. Ad essere raffigurati nella foto, le unità commandos d’elite Badri 313.

I barbuti nuovi padroni della scena, dopo aver conquistato un intero Stato nei tempi che servono a un normale postino per consegnarti una raccomandata, si sono sistematicamente impegnati ad impossessarsi delle armi, dei mezzi, degli equipaggiamenti e dei gadget vari lasciati dai militari americani.

Ora, i trucidi guerrieri barbuti adorano farsi riprendere, con un certo piglio da attori in fase di maturazione recitativa, con le divise e i fucili americani, pattugliando le strade e cincischiando gomma da masticare.

Le sequenze sono sconcertanti e mentre i ” talent-bani” se la spassano prendendo per i fondelli una potenza mondiale in fase di flaccidità di immagine, crescono le drammatiche scene dalle parti dell’aeroporto di Kabul, dove tutti cercano una disperata via di fuga.

In un vide postato su Twitter i conquistatori si vedono scorrazzare per le vie di una città ormai totalmente rassegnata. Le loro incursioni ‘depurative’ nelle abitazioni imitano stucchevolmente il taglio dei tantissimi film girati in quel Paese che fra il 2002 e il 2017 ha fornito alle forze afghane armi e mezzi di ogni genere per 28 miliardi di dollari.

Intanto una fonte americana della Reuters conferma candidamente che ” tutto ciò che non è stato distrutto è nelle mani dei talebani”.

Perfino una interminabile sfilza di velivoli tecnologicamente sofisticati, abbandonati in fretta e furia nella cesta delle meraviglie, assieme alle mutande a stelel e strisce da cacciare nel cestello della lavatrice.

Biden approccia il microfono e rilascia dichiarazioni che rendono l’idea precisa dell’enorme problematicità del momento: nel frattempo quel bagaglio di antica fierezza statunitense va a puttane e persino quelli che come me proprio non sono  filoamericani, percepiscono un fastidio disturbante e uno strofinio di strategie confuse che trasmettono un gran prurito alle mani.  

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