L’America senza tetto

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L’altro ieri, con lo scadere della moratoria sugli sfratti, oltre 10 milioni di americani rischiano di perdere la loro abitazione. In questo articolo cercheremo di capire come si è giunti a questo punto e come Joe Biden potrebbe provare a risolvere quella che sarà la più grande crisi nazionale della sua presidenza.

La cosiddetta “eviction bill” (letteralmente “documento sugli sfratti”) era stata voluta dalla CDC, centro per il controllo e prevenzione delle malattie. Lo scopo dichiarato è, o verosimilmente era, quello di tutelare gli inquilini americani a fronte delle difficoltà economiche dovute alla pandemia.

La problematica venne sollevato già durante i primi lockdown. L’impossibilità di molte persone di lavorare normalmente si è tradotta in una perdita quasi totale delle entrate. Un gran problema se si parla di affitti da pagare, dato che il salario minimo di 15 dollari (comunque adottato da soli 20 stati) non è sufficiente a pagare l’affitto nel 90% delle contee americane.

Gli sporadici “stimulus checks” di 600 dollari non hanno alleviato la situazione, e ora bisogna fare i conti con il predatorio mercato immobiliare americano. Il governo aveva stanziato in precedenza circa 47 miliardi di dollari in due pacchetti per mitigare la crisi, ma ad oggi solo il 6% di quei soldi sono stati effettivamente consegnati. La lentezza nell’erogare gli aiuti è dovuta a immobilismo burocratico e alla ben nota antipatia americana per ogni tipo di gesto che mostri un po’ di umanità. 

Molte associazioni inquilini e personalità vicine al mondo immobiliare stanno lanciando l’allarme da tempo. Le condizioni legali per l’inquilino medio sono a dir poco ostili: l’unico modo per contestare uno sfratto è rivolgersi a un tribunale, ma il caso viene accettato unicamente se l’inquilino paga tutti gli affitti arretrati entro 5 giorni dall’udienza. Un meccanismo che chiaramente non gioca a favore dei più vulnerabili.

A questo va aggiunto un panico diffuso tra i proprietari di immobili. Soprattutto nelle città, la moratoria è stata l’unico fattore a impedire ai proprietari di svuotare ogni loro possedimento nella speranza di trovare inquilini capaci di pagare. Si rilevano anche molti casi di vari trucchi e disonestà volti a forzare inquilini indesiderati a lasciare l’abitazione nonostante la moratoria: persone costrette a raccogliere acqua piovana per fronteggiare bollette dell’acqua rese cinque volte più costose, mobbing, false denunce per possesso di stupefacenti, e in alcuni casi anche l’uso della forza.

Ha fatto scalpore una settimana fa il caso di Bill Murphy, 52enne cieco che è stato sfrattato dal suo appartamento a Southbridge. L’avvocato Steve Neuberger, occupatosi del caso, ha riferito: “In questa occasione giustizia è stata fatta, ma è difficile valutare quante altre persone in condizioni simili siano state sfrattate in tutto silenzio”. Ricordiamo che negli Stati Uniti vi sono circa 550’000 senzatetto, lo 0.17% della popolazione. Per avere un’unità di paragone, in Italia la percentuale è dello 0.08%.

Alcuni Stati hanno già iniziato a mobilitarsi, ma le difficoltà paiono difficili da sormontare. Lo Stato di Washington ha approvato una legge che garantirebbe rappresentanza legale a ogni inquilino, ma vi sono grosse difficoltà nel trovare un numero sufficiente di avvocati. La conseguenza di queste problematiche nel reagire alla situazione è che l’ora fatidica sarà semplicemente posticipata a ottobre. Molti altri Stati, specialmente quelli a guida repubblicana, non hanno fatto niente a riguardo.

In sua difesa (per una volta) il presidente Biden ha già chiesto alla corte suprema di estendere la moratoria in vista del probabile picco di contagi dovuto alla nuova variante delta ma, per così dire, altri interessi hanno prevalso. La Casa Bianca non può fare altro che tenere diversi eventi politici in tutta la nazione in cui si incoraggiano città e contee a distribuire più efficientemente gli aiuti finanziari e a spingere i proprietari a essere più collaborativi (buona fortuna). Insomma, l’unica mossa che la Casa Bianca ha potuto fare è stata quella di appellarsi all’umanità dei governi locali. 

Questa crisi promette di essere una vera e propria mazzata all’economia americana, che già si confronta con una classe lavoratrice impoverita e a una carenza di manodopera dovuta ai bassissimi salari offerti da tutti gli impresari speranzosi di rifarsi delle perdite abbassando i salari. La situazione molto delicata anche in ottica internazionale, dato che diverse economie “rivali” come quella Russa o Cinese stanno uscendo dalla crisi COVID in forma migliore. 

Dopo decenni passati a ripetersi come l’America sia il paese più ricco e potente al mondo, la nazione dovrà confrontarsi con dati che non lasciano spazio a discussione. Un tasso di povertà del 14% e in crescita, 46 milioni di americani che fanno affidamento su programmi caritatevoli per nutrirsi, 6 milioni e mezzo di famiglie che rischiano di perdere la casa… Il tutto durante il più grande trasferimento di ricchezza dal 99% della popolazione all’1% nella storia umana. 

La cosa peggiore è che il problema è causato da politiche economiche e legali in campo immobiliare che funzionano esattamente come progettato, e diventa quindi sempre più difficile trovare capri espiatori come “i cinesi/messicani vi hanno rubato il lavoro”. In molti ambienti politici si sta diffondendo un disprezzo totale per i proprietari, chiamati in inglese “landlords” e spesso apostrofati come “leeches” (sanguisughe) o “parasites” (parassiti). 

Auguriamoci che tutto finisca bene, poiché questa crisi potrebbe essere un gran problema a livello elettorale nel migliore dei casi, o un primo tassello di un effetto domino verso il collasso economico nel peggiore. 

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