L’attimo fuggente di Robin Williams

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Robin Williams avrebbe in questi giorni compiuto 70 anni, se la crudele diagnosi di una demenza precoce non lo avesse trascinato a togliersi la vita, in quell’attimo fuggente dell’11 agosto 2014.

Dedicare qualche riga a un grande attore, suicidatosi nel ruolo più drammatico del suo definitivo film che  aggiungeva mito al mito, riepilogare per quanto sia possibile quella incredibile quantità di personaggi interpretati con un talento gremito da una moltitudine di sfumature nitide e compiute, divertenti e intime,  tenui e totalmente libere dal debito della convenzione è forse un dovere e se dovere non è, resta certo un piacere dell’anima.

Per quanto mi riguarda, l’incomparabile Williams resterà racchiuso, certo per l’eternità, nel bozzolo creativo dell’insegnante dalla sconfinata e incontenibile cultura, trattenuta dentro un cuore dove i battiti scandiscono una emblematica frase : “Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo”.

Il professor John Keating resta il sublime metronomo della magica setta dei poeti estinti alla quale – nel corridoio di ingresso della scuola ove domina il dogma della “tradizione ,onore,  disciplina, eccellenza” – narra il senso della parabola racchiusa nelle fotografie delle classi che li hanno preceduti: ciurme di ragazzi irrequieti e animati dalla foga di apprendere, di sorprendere e di divorare la vita, ora elementare cibo per i vermi.

Il nostro tempo finisce, perciò “carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi. Rendete straordinaria la vostra vita!”.

E i giovani si incontrano di notte in una grotta indiana, ispirati carbonari dell’incanto della Poesia che travolge e coinvolge , nell’inseguimento di un sogno che può diventare la celebrazione della totale libertà di parola e di pensiero.

“L’attimo fuggente” ha il sapore del fascino che non conosce il tempo per il semplice fatto che sa donare,

lo si rivedesse dieci, cento o mille volte, vere e forse mitiche emozioni.

John Keating rastrella le nostre suggestioni dentro una pellicola che stento a credere possa essere nata da una sceneggiatura e da una fatidica finzione se non con l’aiuto di Fate Illuminate.

I rischi di presunti intenti pedagogici e perbenistici si frantumano nel miracolo di un insegnante soprattutto sincero, profondamente onesto, generoso , fortemente autoironico e prepotente chiosatore delle piccole minime cose della vita quotidiana.

E’ proprio vero che a volte non è così difficile osservare le cose da un’altra prospettiva: basta salire su un banco di scuola, per esempio, e non correre il rischio di venirne disarcionati, né dall’arroganza del potere né da una minaccia incombente che ti fa stringere il sedere.

E nello struggente “Oh Capitano! Mio Capitano!”salutiamo il caro inestimabile Williams-Keating. Il tuo tempo è finito troppo presto ma a noi restano parole di incontenibile bellezza : “Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso. C’è un tempo per il coraggio e un tempo per la cautela, e il vero uomo sa come distinguerli”.

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