Le persone cadono dalle nuvole a Kabul

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Nell’orrore di queste ore frenetiche, di fuggi fuggi generale, è sempre la disperazione a farla da padrona. Persone che si accalcano alle banchine di imbarco degli aeroporti, gente che cade dalle scalette o peggio, come in questo caso, che precipita dal carrello dell’aereo al quale si era aggrappata. (guarda il video qui sotto)

un video disperante e orrendo, pur nelle minuscole e indefinite figure che piombano dal cielo, ci fa capire la catastrofe che si sta abbattendo su decine, centinaia di migliaia di persone in Afghanistan. A fare eco alla questione, oggi, il comunicato del Coordinamento donne della sinistra, che titola “Afghanistan, non possiamo stare a guardare”. Il comitato, ovviamente si focalizza sulla questione femminile, la categoria più fragile e che più rischia con l’avanzata degli integralisti religiosi Talebani.

Una situazione che già in passato non era rosea. Già nel 2011, l’Afghan Women Network, denunciava la tremenda situazione delle donne afghane che si rivolgevano disperate ai pochi centri di rifugio per donne minacciate o maltrattate:

“…la questione principale ora è Cosa accadrà alle donne? Purtroppo, le solenni promesse di proteggere e rispettare i diritti delle donne, fatte nelle Conferenze di Londra e Kabul e nella Dichiarazione di Lisbona, non si sono tradotte in azioni concrete da parte del Governo afghano o dei suoi alleati internazionali. Da quando furono solennemente pronunciati quelle promesse, il Governo è addirittura tornato indietro, e il suo impegno per i diritti delle donne è diminuito. (…)

L’esperienza dei rifugi per donne negli ultimi nove anni dimostra che le donne che li gestiscono e le donne che vi trovano rifugio hanno sempre subito minacce da parte delle istituzioni dello Stato e di coloro che informalmente esercitano potere nella nostra società. Non si tratta della minaccia di tagliare i fondi, niente affatto. Sono minacce insidiose: minacce di tradimento del tipo peggiore. Per esempio, una ragazza dodicenne del Distretto di Shindand a Herat recentemente ha chiesto di essere accolta in un rifugio, ma il Governo, su pressione di un Parlamentare, ha fatto restituire la ragazza alla famiglia. Che l’ha poi uccisa e fatta a pezzi.”

Il toccante video di una ragazza afghana in lacrime campeggia in queste ore sui social e sui media. La ragazza racconta tra le lacrime: 

“Noi non contiamo perché siamo nati in Afghanistan, non posso fare a meno di piangere, devo asciugare le mie lacrime per poter registrare questo video. A nessuno importa di noi, moriremo lentamente nella storia. Non è divertente?”.

Il dramma, quello delle donne,  già triste un decennio fa ma ora acuita dal cambio di regime. Ecco perché il coordinamento donne della sinistra chiede che:

“Davanti alle immagini e alle notizie atroci dell’assedio dell’Afghanistan da parte dei talebani, la Svizzera non può restare a guardare senza fare nulla, ma ha la responsabilità di mandare un forte segnale d’aiuto. (…)

Non bisogna inoltre dimenticare che a subire maggiormente gli attacchi dei talebani sono le donne. Esse vengono infatti considerate dagli estremisti islamici come cose, invece di esseri umani, e come tali potenziale parte del bottino di guerra dell’orda talebana. Quelle nubili che vivono fuori dalla famiglia sono a rischio, quelle che si sono distinte per attività sociali o politiche, sono nel mirino. Per le altre solo un futuro: stare a casa, sotto la vigilanza di un “mahrams”, un guardiano maschio – padre, marito, fratello – solo in compagnia del quale potranno uscire, indossando il burqa. (…)

Come associazione che da anni si batte per la parità di genere, sentiamo la necessità di prestare aiuto alle migliaia di persone che stanno perdendo i propri diritti se non addirittura la propria vita. Siamo convinte che questa esigenza sia condivisa da molte concittadine e concittadini svizzeri, come dimostrano le prime cifre raccolte dalla petizione avviata su http://chng.it/cpH5JwBkXh, la quale tuttavia, vista la situazione urgente, non ha il tempo di aspettare grandi cifre d’adesione.

Come Svizzera dobbiamo agire subito dando un segno tangibile di solidarietà e di impegno internazionale.

Con queste parole il Coordinamento donne della sinistra chiede con una lettera al Consiglio federale di agire velocemente per dare aiuto alla popolazione afghana.”

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