Ma Gino Strada coltivava un’utopia?

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Io non ci credo. È stata una truffa durata 27 anni. Gino Strada era un imbroglio buonista per i polli come noialtri, gente che ancora si illude possa cambiare qualcosa. Sono arrabbiato perché Strada è morto, manco lo conoscevo ma mi fa rabbia. 

Perché dovevi esserci e rimanere Gino Strada, perché anche se eri simpatico come la carta vetrata nelle mutande e avevi sempre quell’aria da incazzato, sei riuscito a fare davvero un gran lavoro dove tanti hanno fallito.

Sei riuscito a guadagnarti il rispetto dei peggio farabutti di tutto il mondo, gente cresciuta col Kalashnikov attaccato al culo, gente disposta a bruciare donne e bambini in nome di chissà quale folle idea o anche solo per crudeltà bellica, che in fondo è la guerra, mica si possono evitare queste cose.

Sei riuscito a metterci di fronte alla nostra vergogna e questo fa incazzare, perché ci ha costretto a guardarci dentro e a non avere scuse, perché degli alibi è fatto il tessuto delle società: alibi per il razzismo, alibi per l’omofobia, alibi per l’ignavia. 

E con te, con quello sguardo incazzato e allucinato da pazzo e i capelli sempre sparati da qualche parte, era difficile fare finta di niente.

Gino strada ha lasciato un esercito, l’unico buono, fatto di dottori, infermieri, ortopedici. Ma soprattutto Strada ci ha lasciato un capitale di credibilità, perché nonostante le perfide cattiverie che leggiamo ora sui social e i tentativi di screditare lui ed Emergency, la sua organizzazione, da parte di Matteo Salvini quando era ministro del precedente governo italiano, ha retto l’urto.

Perché i peggiori nemici, ed è una regola, ce li hai sempre in casa e devi stare più attento a certi farabutti in giacca e cravatta che a uomini barbuti col turbante e armati fino ai denti. 

Ma Emergency ormai esiste, è una realtà adulta formata da decine di ospedali e da milioni di interventi e pazienti, che nei decenni hanno avuto la fortuna di essere soccorsi, a prescindere dalla loro etnia o dal loro colore politico.

Una realtà adulta che anche se piange il padre, è perfettamente in grado di camminare con le proprie gambe. Una realtà che noi, che abbiamo imparato a non voltarci dall’altra parte, continueremo a sostenere. Perché l’utopia, anche se è una balla colossale, va sorretta e riverita come un’amante preziosa. Perché sono le utopie, a volte, a cambiare il mondo.

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