Nello zainetto metteteci anche i sogni

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Sembra una di quelle frasi che si trovano fra i cartigli dei Baci Perugina. Eppure, in tempi d’incertezza come questi, dettati in parte dalla pandemia e in parte dalla condizioni sociali ed economiche in cui viviamo, è il consiglio che più di tutti mi sento di dare: “ragazzi studiate, imparate un mestiere e non smettete mai di inseguire i vostri sogni”. 

Oggi sono stati circa 55’000 gli allievi, suddivisi in scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori,  ad essere tornati sui banchi di scuola. 

L’obiettivo di quest’anno, è di fare un ulteriore passo avanti verso la normalità. O meglio, si cerca di andare verso quella direzione visto che, durante le prime due settimane resterà in vigore l’obbligo di indossare la mascherina, per docenti e allievi, esclusi i più piccini: bambini dell’asilo ed elementari.

Normalità. La si ricerca fra le aule, con le lezioni fatte in presenza, il suono della campanella che segna la pausa, il rumore del gessetto sulla lavagna, il chiacchiericcio fra allunni, i compiti, i test, i famigerati “blitz”.

A tanti questo era mancato quando, nella primavera del 2020, a causa della prima ondata di Coronavirus, le scuole sono state chiuse e l’insegnamento portato avanti a distanza. 

Uno sfracello, che aveva causato ritardi nei programmi e difficoltà d’apprendimento per una grossa fetta di ragazzi e ragazze. 

Un’incertezza in più, quella del covid, da aggiungere a quelle che già vivono i più giovani. 

“Non so che fare del mio domani. Io non sogno più”

E qui vengo al punto.

Ore 12:00, sul treno che collega Lugano a Ponte Tresa. Io sono lì per fare un’intervista, mentre le ragazze che si siedono accanto a me stanno rientrando a casa per la pausa pranzo.

Ascoltano musica. Ogni tanto si scambiano qualche occhiata e si sorridono. A un certo punto una delle due chiede all’altra: “Ma te che vuoi fare finite le medie?”

“Non so, troverò qualche cosa”, le risponde.

“Ma come? Non sai ancora? Qual è il tuo sogno”

“Io non sogno più oramai da anni”

Ecco, quest’ultima frase tombale mi ha fatto avere un sussulto al cuore. L’ennesimo, in verità, perché non è la prima volta che sento – da giovane e giovanissima –  altri giovani e giovanissimi confessare di non avere più sogni. 

Mi rattrista sentirlo, ma ancor di più mi rattrista – e fa arrabbiare – che questa parte di giovani venga percepita poco dalla società. Non ci si accorge di loro, e se lo si fa, vengono sempre bollati come “sfaticati” e “svogliati”.

Però, questa poca voglia, spesso nasconde ben altro di più profondo. Senso di inadeguatezza, l’assuefazione dall’incertezza, l’idea che non cambi mai niente e il non dialogo coi più grandi, ma anche fra di noi (nonostante viviamo nell’era dei social e della tecnologia) sono molto presenti nella nostra generazione e fra quelle ancora più giovani.

Non l’ho fatto, ma mi sarebbe panciuto andare da quelle ragazze e dire che nello zainetto, oltre a matite, penne e quaderni è importante infilarci anche i sogni. 

Perché i sogni danno un senso a quello che si impara tutti i giorni sui banchi di scuola. Le nozioni apprese sono strumenti che ci permettono di raggiungere i nostri obiettivi, di trovare uno scopo, di eccellere in ciò che vogliamo fare. 

I sogni sono l’ingranaggio che muove l’orologio della nostra vita. 

E lo so, sembra una di quelle frasi smielate che si trovano fra i cartigli dei Baci Perugina, però man mano che passa il tempo, di questo ci si accorge sempre di più.

Perciò, buon anno scolastico a tutti e, nello zainetto, metteteci anche i sogni.

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