Orlandi licenziato, e la gogna mediatica?

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E dunque adieu, Simone Orlandi, presidente del’UDC Bellinzona e funzionario della circolazione è stato licenziato. Un atto doveroso dopo i fatti in cui era stato coinvolto, in seguito a una storia di corruzione (leggi qui sotto).

Orlandi a parte, mi è venuto di fare il paragone col docente delle medie di Locarno, ricordate? Quello che aveva aperto la scuola a degli amici per un mini festino nella sede scolastica. Anche lui era stato licenziato (leggi qui sotto).

Due casi che hanno messo in imbarazzo i rispettivi dipartimenti e che hanno avuto lo stesso epilogo. Due casi però completamente diversi, visto che per Orlandi si è avviato un procedimento penale, mentre per il docente si è attuata solo un’inchiesta amministrativa. Il docente infatti, pur tenendo un comportamento disdicevole, non aveva commesso reati.

Dove voglio arrivare? Ai social, ai media, e alle diverse reazioni. Parto dal presupposto che chi commette un reato, soprattutto se pubblico ufficiale, dovrebbe suscitare lo sdegno generale della popolazione, molto più di chi si comporta male ma di reati non ne commette. Invece in questi due casi è stato esattamente il contrario. 

Nel caso del docente, c’erano legioni di persone sui social che ne chiedevano la testa, che si dicevano indignate e furenti. Nel caso di Orlandi (che è stato reo confesso e che ha mandato un comunicato annunciando le sue dimissioni dal partito) qualche tiepido segnale di riprovazione, alcuni anche la prendevano sul ridere.

È normale? No. 

E qui ci rendiamo conto del potere dei media e del messaggio che viene veicolato. Il docente di Locarno, aveva l’aggravante dei video, pubblicati dall’ “amico” influencer Davide Lacerenza, che aveva postato sul web le bevute di Dom Perignon in classe (leggi qui sotto).

Una modalità che ha aizzato la folla, che ha preso fuoco ed è partita alla carica per seviziare psicologicamente il colpevole. Per il corrotto Orlandi, invece, non ci sono video, ma soprattutto manca quell’effetto scatenante, quella sensazione di “violazione”, che c’era invece nell’altro caso, seppur non rilevante penalmente.

Nel caso del docente di Locarno, la popolazione aveva visto violato uno spazio che si ritiene in qualche modo sacro, uno spazio dedicato ai figli e all’istruzione. Il festino alle medie è parso ai più un gesto di disprezzo per l’istituzione scuola e di conseguenza anche nei confronti dei figli. Dall’altra, abbiamo un banale corrotto, senza amici scemi (almeno apparentemente) e senza video.

La vittoria, almeno mediatica del corrotto, è palese.

Eppure ci rendiamo conto che qualcosa di sbagliato c’è, che non esiste una proporzionalità tra questi due fatti. Ribadisco: da una parte un comportamento estremamente sciocco e futile ma non illegale, dall’altra un crimine che solitamente viene punito, dalla società, col carcere. Nel primo caso la gogna mediatica è stata oggettivamente esagerata, nel secondo la notizia è sembrata quasi “normale” e a parte i soliti risolini e battute, nessuno sdegno popolare.

Questo ci fa capire quanto poco obiettivi siamo, quando pretendiamo di giudicare le azioni altrui e quanto facilmente tranciamo giudizi. Giudizi che crediamo frutto di nostri pensieri, quando invece e spesso sono figli di una corrente e una pressione psicologica non indifferenti. Sono conseguenza logica di un clima che si autoalimenta come un fuoco californiano e che lascia solo cenere dopo il suo passaggio. Perciò pensiamoci, pensateci, riflettete prima di crocifiggere il povero pistola di turno. Ognuno di noi si merita perlomeno un po’ di obiettività.

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