Parliamo di donne e Afghanistan

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Venerdì 27 agosto, alla Casa del Popolo a Bellinzona, si terrà una conferenza, che avrà come protagonisti la Consigliera agli Stati Marina Carobbio e il giornalista Roberto Antonini. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali”, tranne le donne dell’Afghanistan.

Il 1° maggio cominciava in Afghanistan il ritiro delle forze armate di Stati Uniti e NATO. A ridosso di questo evento si accendevano combattimenti tra forze governative e talebani i quali controllavano già la metà delle regioni rurali afghane. 

La rapidità con cui è stata conquistata Kabul è dipesa dall’inefficienza delle forze armate demotivate e sotto la guida di un governo apparentemente democratico, di fatto corrotto. Gli USA, agli inizi del 2000, dichiaravano voler portare democrazia laddove vigeva oscurantismo e dittatura e in un ventennio sono stati investiti 83 miliardi di dollari per la costituzione dell’esercito afghano. Il processo di democratizzazione all’occidentale si è basato quasi unicamente su interventi militarizzati e molto meno su investimenti nella società civile con la costruzione di strutture quali scuole, ospedali, luoghi di cultura. 

Sebbene si possa discutere a lungo sull’esistenza o meno di una guerra giusta, quanto argomentato da USA e alleati all’ora dell’invasione riguardava il rispetto dell’art. 1 della dichiarazione universale dei diritti umani (“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”), articolo faro che in 20 anni ha permesso alle donne afghane di accedere alla scolarizzazione, al mondo del lavoro e abbandonare il burka. Questo timido processo verso le pari opportunità è stato inesorabilmente interrotto e poco credibili sono le dichiarazioni del prossimo Emirato Islamico secondo cui si rispetteranno le minorità ed eviteranno spargimenti di sangue; il movimento talebano osserva la rigida applicazione della Sharia che prevede schiavitù delle donne ed esecuzioni pubbliche.

Che cosa può fare la Svizzera? PS, Verdi e numerose associazioni chiedono alla confederazione di andare ben oltre alla sospensione temporanea dei rimpatri verso l’Afghanistan accogliendo “10’000 persone vulnerabili, soprattutto donne e ragazzi provenienti dall’Afghanistan”, proposta di Marina Carobbio al momento rifiutata dal Consiglio federale.

Venerdì 27 agosto, ore 20.15 alla Casa del Popolo di Bellinzona, Marina Carobbio e Roberto Antonini terranno una serata illustrativa su quanto accade non troppo lontano da noi.

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