Quel siluro su per il… Verbano

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Recentemente si è tornati a parlare di specie aliene. Sì, però scordatevi i rettiliani. Gli omini lucertola stavolta non c’entrano. Nessuna cospirazione di una qualche forma d’intelligenza cosmica ostile al genere umano. Qui lo scopo è di controllare la Terra, certo, ma, a manipolare l’ambiente in cui viviamo, siamo noi e ancora noi soltanto. Con il nostro essere maldestri. Oppure facendolo addirittura di proposito. Dalla patata al coniglio, le specie aliene attorno a noi, ormai non si contano più. 

Nell’area mediterranea l’introduzione di specie animali e vegetali in arrivo da una galassia lontana lontana è un fenomeno è antichissimo. Coniglio, capra, muflone, sono solo alcune delle specie trasportate in lungo e in largo da Fenici, Greci, Romani. L’arrivo, l’introduzione di specie aliene, soprattutto se sono invasive, non è però un arrivo indolore. Non sempre. Lo sanno bene i pescatori del Lago Maggiore che si trovano a non pescare più come un tempo a causa della presenza di un predatore indesiderato. 

Un ospite insidioso che ha messo all’angolo i pesci di un tempo. Chiedetelo alla trota marmorata, a quella lacustre o al temolo padano. Ad averli decimati è stato il pesce siluro, è lui il brutto ceffo dal corpo di forma cilindrica, con una grossa testa piatta e due occhi piccoli piccoli ma una grande bocca che sta facendo terra bruciata (o sarebbe meglio dire acqua?) attorno a sé. Un pesce che raggiunge i tre metri di lunghezza e può campare fino a ottant’anni, un vorace predatore dell’Est Europa che ormai ha trovato il paese di Bengodi qui da noi. 

Alla faccia dei leghisti o di certa destra che, vista la sua provenienza, storcerebbe il naso e farebbero di tutto per rispedirlo lì da dove e venuto. E invece no. Il siluro ce lo dovremo tenere. Al massimo potremo cercare di contenerlo. Ed è quello che si promette di fare un progetto transfrontaliero Interreg denominato “Sharesalmo” che vede uniti gli sforzi di Svizzera e Italia, perché l’unione fa la forza, soprattutto quando i laghi e i nostri corsi d’acqua non hanno confini decisi dall’uomo che tengano. 

Le specie aliene, soprattutto quando sono invasive come i pesci siluro, riescono ad adattarsi con facilità anche in habitat differenti da quelli d’origine danneggiando i nostri ecosistemi. Ecco perché, anche sulla scorta del surriscaldamento globale in atto, un piano d’azione concreto per gestire un fenomeno sempre più preoccupante è d’obbligo. La colonizzazione degli habitat locali da parte delle nuove specie è, infatti, la seconda causa di estinzione per la flora e la fauna, non solo in Europa. A riprova di come la vita e la sua ricchezza camminino su di un filo sottile sottile, in un precario equilibrio. 

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